Itinerario Territori inclusivi

Territori inclusivi

L’itinerario si snoda lungo una strada interamente carreggiabile che da Mercatello sul Metauro si sposta verso sud per toccare zone montane e selvagge; si intersecano Storia istituzionale e storie minori per raccontare le grandi e “piccole” imprese di un territorio e di chi vi abita.

Luogo di partenza: Mercatello sul Metauro
Luogo di arrivo: Mercatello sul Metauro
Distanza: Km 37,2
Bici consigliata: Gravel, MTB

Descrizione
Nei territori che attraversiamo incontriamo la Storia, quella istituzionale, fatta di personaggi famosi, conquiste, beni architettonici, paesaggistici e naturalistici che ne spiegano l’origine e le vicende. In questo itinerario narreremo anche una storia parallela, minore, spesso sofferta, sconosciuta ai più ma che rimanda soprattutto alle persone che qui vi abitano, che rivestono un ruolo di primo piano nella conquista di certi diritti umani. Possiamo pedalare godendoci unicamente il paesaggio e/o lasciarci trasportare anche da certe storie minori, collocarle a certe latitudini, farci suggestionare dall’ambiente per meglio capire le genti di queste parti.
Mercatello sul Metauro risale al XII secolo a.C. con insediamenti umbri e rimase sotto a questo popolo anche in epoca romana, con i Longobardi invece nel VI secolo fu distrutta e poi ricostruita, prendendo il nome di Pieve di San Pietro d’Ico.
Nell’anno 756 fu donato da Pipino il Breve allo Stato della Chiesa, sotto il controllo di Città di Castello, ma nel IX secolo entra a far parte della provincia ecclesiastica della Massa Trabaria, assumendo una notevole importanza grazie ai mercati che iniziarono a svolgersi nel borgo e, proprio per questo motivo, fu ribattezzato dal Pontefice: Mercatello.
Nel 1631 fu acquistato da Branca Brancaleoni signore di Urbania ma e nel 1437 con il matrimonio tra Federico da Montefeltro e Gentile Brancaleoni che entra a far parte del Ducato di Urbino ed inizia un periodo di grande prosperità economica e culturale fino al 1636 che tornò sotto il dominio dello Stato Pontificio.
Ed è proprio girando per Mercatello che riscontriamo testimonianze di questo ricco passato: piazza Garibaldi ospita sia La Collegiata dove troviamo tele e sculture del 1500 1600 ed in particolare una stupenda icona in stile bizantino raffigurante la Madonna delle Grazie; di fronte, il Palazzo Gasparini con la sua particolare altana. Ma è perlustrando le sue vie che ci rendiamo meglio conto di quanta arte sia disseminata in questo comune: portali in arenaria, chiese romanico gotiche come quella di San Francesco, fontane in pieno stile medioevale, monasteri che perpetuano nel tempo le mistiche figure di Santa Veronica Giuliani e Santa Margherita della Metola.
Come città di origine umbra presenta la caratteristica “porta del morto”, ovvero una porta murata che veniva aperta esclusivamente per far uscire il defunto da casa su una lettiga.
Ma Mercatello, come tanti altri borghi dislocati nel contesto collinare-montano nel tempo, si spopola, a favore della zona costiera, con centri come Pesaro e Fano, che diventano sempre più ricche, appetibili, piene di servizi.
Già dagli anni ’50 in poi, soprattutto dalla campagna, c’è chi parte alla ricerca di lavoro, abitazione e in alcuni casi: cure mediche.
A tal proposito, nelle città, soprattutto in quelle grandi, si concentrano i “saperi”, nascono e crescono ospedali, che per le grandi dimensioni spesso richiedono di essere collocati fuori dal centro urbano, in particolare se devono curare una malattia che può prendere chiunque, antica come il brodetto, talmente incomprensibile eppure così familiare come la malattia mentale.
Ed un tempo ci voleva poco ad essere dichiarati “pazzi”, a diventar “el matt del paes” bastava non avere un quattrino, nascere e cadere dal seggiolone, essere regolarmente molesti, non avere altra via che quella della strada, nascere sano ed ammalarsi di qualche malattia che intacca il sistema nervoso, minacciare la persona sbagliata, nascere con qualche deformazione…e così via, la casistica era varia, complessa e non c’erano altre modalità di cura.
Molte di queste situazioni in borghi come Mercatello trovavano una difficile gestione, i servizi sociali territoriali come li conosciamo oggi, sono ancora utopia ed allora, malgrado gli sforzi profusi da famiglia e comunità, si può fare ben poco.
In particolare l’adolescenza di certe persone è talmente sconvolgente ed irruenta che sembra richiedere altro, un altro contesto, altre cure, a detta di alcuni più mirate e innovative. Dove? Fuori, lontano…da casa, dalla comunità, dai luoghi familiari, dagli affetti per andare in grandi ospedali, in grandi città..
Ed allora anche noi andiamo, lasciamo Mercatello per inoltrarci nella sua campagna, procediamo su una carrareccia larga e comoda, all’inizio in salita, godiamo poi di diversi tratti in piano dove, nella stagione giusta, si può assaggiare more o gustare il paesaggio che si apre verso i promontori dell’Alpe della Luna.
Testimonianza di un altro passato spuntano solitari con una certa regolarità ruderi di case avvolti dall’edera. In tanti, e come dicevamo per vari motivi, sono partiti da questi paesi con la speranza di trovare qualcosa di buono altrove ma anche col dubbio se mai vi faranno ritorno, così, per rassicurarsi un po’ e alleviare i momenti di nostalgia, come un’antica cantilena infantile, alcuni di loro si ripetono allo sfinimento le località da attraversare per ritornare a casa: “Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel…Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel… Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel…”
Ma per noi invece ci sono ad aspettarci nuovi siti, piccoli e silenziosi: Cà La Valle, la chiesina di Sant’Andrea, Torre Pallade, la strada serpeggia cinta ai fianchi da una fitta vegetazione di carpini, roverelle, ginestre e cespugli di felce dai riflessi argentei baciate dal sole.
Tra i cespugli di vegetazione, spuntano con le loro lingue detritiche i calanchi, più o meno presenti a seconda del versante, ricordano al viandante la loro perenne presenza, tutto intorno è roccia arenaria, che gli agenti atmosferici negli anni hanno eroso e modificato, ma loro resistono, persistono.
Impossibile non pensare come un terreno simile non influenzi le persone di queste parti, disposti a tutto pur di difendere quello che gli è caro. Per genti che partivano, altre rimanevano: madri soprattutto, e a quelle che vedevano partire i propri figli per ospedali lontani a causa della malattia mentale gli era stato detto di non sperarci più, che non avrebbero più rivisto quel suo figlio “malet”, che non c’era più niente da fare, meglio dimenticare.
Ma si può chiedere ad una roccia arenaria marnosa di dimenticare chi è? Così con la stessa resilienza e attaccamento alla propria natura molte madri di questi paesi sparsi nella provincia partono periodicamente, prendono la corriera fino a Pesaro, poi il treno per Modena, Trieste, Torino o Roma e arrivate nella grande città di nuovo la corriera, c’è un’unica linea per dove devono andare, il biglietto è uno stigma, il capolinea fuori dal manicomio, il figlio dentro ad aspettarle.
Per mesi, anni, decenni, con la gluppa di biancheria pulita per il frutto del loro ventre, con devozione queste donne tracceranno itinerari in giro per l’Italia, caparbie, risolute, disperate e fiere nel contempo.
Ed è con fierezza che ci attende Guinza, famosa per la costruzione della via di comunicazione Fano-Grosseto, questo è dapprima e soprattutto un piccolo borgo.
Disabitato ora ma che presenta l’interessante chiesa di San Lorenzo con bel portico e caratteristiche case tipiche, architravi in legno fanno bella mostra amalgamati perfettamente con la pietra, in passato dovevano essere proprie delle abitazioni funzionali con stalle al piano terra, forno a legna, stanze da abitare al primo piano. Un sentiero a fianco della chiesa si apre nella valle, si è dentro una piacevole conca attorniati da vegetazione e campi coltivati.
All’orizzonte svettano solitari 2 alti cipressi, segnano la presenza del cimiterino di Guinza, un posto di altri tempi, racchiuso tra mura, con croci di ferro a terra disposte alle parti, un vialetto che conduce alla spoglia chiesa, il tutto ha un sapore antico ma non conosce degrado, mantiene inalterata la sua dignità di cimitero di campagna.
Da qui in avanti sembra che ci sia un’inversione di tendenza allo spopolamento e sempre pedalando su strada bianca dove è facile essere sorpresi dal volo dei falchi arriviamo a Montedale, con il suo castello fu un importante insediamento nella Provincia ecclesiale di Massa Trabaria e tutt’oggi, è abitato ed in via di espansione, aperto al turismo ma anche a nuovi stili di vita pur nel rispetto di chi vi risiede stabilmente e di una storia millenaria, gli è stata attribuita la bandiera arancione e possiede edifici storici talmente importanti da essere sotto la tutela della Sovrintendenza Regionale delle Marche.

Come per Montedale oggi, anche per gli abitanti di queste lande alla fine degli anni ’70, si ha una svolta epocale, grazie al cambiamento apportato dal Dott. Franco Basaglia e tanti altri, una nuova cultura della cura si fa avanti.Molti di questi figli dispersi per il Bel Paese in manicomi lontani si avvicinarono a casa, si progettano servizi più piccoli a pochi chilometri dalle famiglie, le conoscenze mediche garantiscono cure più adeguate e si affermano diritti alla persona impensabili primi,…tra questi anche quello di…andare in vacanza!
Ed è così che Mercatello trova nella struttura della Casella, poco fuori dalle mura, lambita dalle fresche acque del Metauro la casa per ferie ideale per le persone ospiti di un servizio sanitario vicino Pesaro. I Mercatellesi, accolgono famigliarmente compaesani esuli per tanti anni e nuove persone, e in quelle estati, numerose tra l’altro, nascono e crescono legami durevoli.
Andare in paese a prendere un gelato, mangiare di gusto i prodotti genuini, camminare per sentieri, bagnarsi nelle acque del Metauro, semplici gesti preclusi per decenni diventano il quotidiano nella vita di questi particolari turisti, le estati passate alla Casella rimarranno ricordi felici indelebili.
La storia cambia, il vento gira e proprio dopo Montedale scoviamo imponenti come giganti, le pale eoliche che ritmiche girano sul loro perno. Anche noi sembriamo avere un perno, qualcosa che vorticosamente ci attira a sé: l’abbazia di San Michele Arcangelo a Lamoli. La discesa sembra essere velocissima, seppur non troppo pendente e la presenza di sassi e qualche solco da scolo dell’acqua inviti alla prudenza, siamo spinti verso il basso. Ed è così che approdiamo ai piedi dell’abbazia, che si erge qualche scalino sopra il manto stradale, sembra tutto pensato per onorare questo capolavoro millenario che nelle sue forme richiama all’umile, all’essenziale, al raccolto.
L’abbazia benedettina costruita tra il 480 e 583 è inserita in una delle principali vie commerciali a cavallo tra Roma e Urbino e lungo la linea di cammino del torrente Meta che unendosi all’Auro danno vita al fiume Metauro, via percorsa da centinaia di pellegrini fin dai tempi antichi. Vi risiedevano molti religiosi che bonificarono il territorio selvatico e boschivo per poterlo coltivare e per la produzione di legname pregiato, tanto che Lamoli fin dalla sua origine chiamato Castrum Lamularum o Castello delle Lame dal tipo di conformazione del terreno costituito dall’assieme di piccole lame sul quale venne edificato, si trasformò in quello di “Massa Trabaria”.
Da questa terra provenivano cerri, pioppi, ontani e abeti, che, trasformati in travi, fluttuavano dall’alto Tevere (da San Sepolcro) a Roma per costruire i palazzi apostolici.
Da qui lungo la strada statale di Bocca Trabaria in breve arriviamo a Borgo Pace, “Burgus Pacis” deriva dalla tradizione che qui si riappacificassero nel 42 a.C. Cesare Ottaviano, Marco Antonio ed Emilio Lepido ma in realtà questo borgo nasceva su un’altura a difesa di Lamoli stessa, qui Meta e Auro si uniscono formando il fiume Metauro, che possiede il più grande bacino della Provincia.
Riprendiamo per dirigerci verso Mercatello, nella speranza che presto si realizzi la ciclovia Alta Valle del Metauro, che garantirebbe innanzitutto l’incolumità dei ciclisti e la possibilità di godersi il paesaggio di fondo valle, incrementando nuove forme di turismo e dando nuove possibilità di lavoro a chi qui vive.
Ormai sul finire del nostro itinerario si innesta un ultimo pezzo di storia, seppur di quelle minori: sulla sinistra poco prima di Mercatello, ci attende proprio La Casella, trasformata ora da casa per vacanze a casa di riposo. Verso gli anni ’90 però attravers’ anni di chiusura e oblio, sembra la fine di un’era e la perdita di diritti “vacanzieri” e non solo, ma altrove nascono nuove dimensioni sempre più piccole, intime, a dimensione d’uomo, le chiamano comunità o appartamenti, non sono più servizi sanitari per persone malate ma case per persone adulte, con necessità particolari certo, ma anche con diritti specifici e capacità residuali da tirar fuori.
Quelle madri che tante volte sono partite percorrendo in lungo ed in largo vasti territori, ora non si muovono più da casa, i figli glieli portano a domicilio, non certo come pacchi inermi da consegnare ma come uomini e donne vogliosi di ritornare ai loro affetti ed alle loro origini, e nel timore che l’educatore-guidatore sbagli strada, meglio di qualsiasi gps moderno ripetono all’infinito fin dentro le mura di casa:
“Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel…Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel… Urbin, Urbenia, Sant’Angel, Mercatel…Mama, sò io!!!”

Bibliografia

Daniele Sacco – I cento borghi Vol.6 –
Pesaro e Urbino Percorsi in Provincia – -Guida per il visitatore – Edizioni l’Alfiere
Touring Club Italiano –

Sitografia:

Home


https://www.bandierearancioni.it/borgo/mercatello-sul-metauro
http://www.comune.mercatellosulmetauro.pu.it/vivere-mercatello-sul-metauro/

Mercatello sul Metauro


http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/4673.html
http://www.comune.borgo-pace.pu.it/hh/index.php

Privacy Settings
We use cookies to enhance your experience while using our website. If you are using our Services via a browser you can restrict, block or remove cookies through your web browser settings. We also use content and scripts from third parties that may use tracking technologies. You can selectively provide your consent below to allow such third party embeds. For complete information about the cookies we use, data we collect and how we process them, please check our Privacy Policy
Youtube
Consent to display content from Youtube
Vimeo
Consent to display content from Vimeo
Google Maps
Consent to display content from Google
Spotify
Consent to display content from Spotify
Sound Cloud
Consent to display content from Sound