Itinerario Sui suoi passi

Sui suoi passi

Da Lunano a Pietrafagnana o viceversa, su una panoramica strada di collegamento solcata nei secoli da viandanti, mercanti, soldati, partigiani, gente comune. Alla memoria del Beato francescano Lando lo si è voluto intitolare, una beatitudine per gli ampi panorami e per il contatto con una natura che modella l’aspetto di questo territorio

Località di partenza: Lunano
Località di arrivo: Pietrafagnana
Lunghezza: 37,67Km
Difficoltà: facile
Bicicletta consigliata: Gravel, MTB
Sentiero CAI: 110

Descrizione

È la tangenziale dei tempi antichi della Media e Alta Valle del Foglia.
Importante strada di comunicazione alternativa alla Via Flaminia, di qui dai tempi più remoti sono passati uomini e donne di tutte le specie: soldati, santi, mercanti, pellegrini, gente comune che aveva bisogno di una via per collegare affetti, commerci, territori e possedimenti.
Ancora oggi stupisce come strada maestra, perché grazie alle sue innumerevoli diramazioni possiamo raggiungere posti insoliti capaci di toccare la sensibilità di ognuno e la ricerca del bello: come Piagnano, Cavoleto, Monastero, San Martino, Frontino e non da meno Macerata Feltria ed infine la Carpegna.
Sembra quasi uno scherzo del destino, il sentiero ha alle sue estremità poli opposti: da una parte il serafico Convento di Monte Illuminato, regolare, essenziale ed accogliente nelle sue forme, di qui passò San Francesco che con le limpide acque del pozzo diede la vista ad un cieco; dall’altra parte la tormentata Pietrafagnana, meglio conosciuta con l’impressionante nome di: “il dito del diavolo”: contorta, irregolare, incomprensibile, si narra pure che qui sia sepolto uno degli oscuri poteri della temibile maga Folìa.
Un po’ di geologia può chiarire certe forme e rasserenare certi animi: questo sperone roccioso visto con gli occhi della ragione si presenta come tanti ciottoli arrotondati e cementati tra loro, detti “conglomerati”. Sicuramente meno evocativo come nome ma sta ad indicare che appartengono alla “Formazione a Colombacci”, risalgono a circa 5 milioni di anni fa, nel Messiniano, quando il Mediterraneo si trasformò in un grande lago soggetto ad intensa evaporazione.
Ma in alcune aree esistevano corsi d’acqua che depositavano materiale ciottoloso proveniente anche da molto lontano, poi il sollevamento tettonico ha prodotto la nascita della catena appenninica, questi depositi di conoide alluvionale sono stati quasi completamente smantellati dall’erosione e dagli eventi climatici quaternari assumendo la forma attuale.
Se volessimo comunque coltivare la nostra immaginazione senza esasperazioni tra divino e infernale possiamo visitare i resti del Castello di Lunano, un luogo a misura di vicende umane, un maniero che non si è mai distinto per la sua forza ma che oggi dona un solido senso di tranquillità.
Il sentiero possiamo percorrerlo in entrambe le direzioni, da Pietrafagnana a Lunano ci si gode la discesa, con il rischio, se andiamo di fretta, di non assaporare bene la ricchezza del luogo e la storia che nasconde.
Basta intraprendere il cammino lungo qualche sua diramazione per avere sotto gli occhi lo spettacolo erosivo dei calanchi: rocce affioranti appartengono alla Formazione delle Argille Azzurre Plioceniche, formatisi circa 5,3 milioni di anni fa su antichi fondali marini. Perdura nel tempo la lenta e continua azione delle acque dilavanti su questi terreni prevalentemente argillosi ma anche l’attività antropica, ne modifica l’aspetto. La vegetazione sta occupando anche aree una volta spoglie e l’ordinato reticolo dendritico che li caratterizza si sta trasformando a causa delle frane che si attivano sui versanti; anche l’aratura e i pascoli hanno causato forti alterazioni sulla loro morfologia.
Forse il sistema calanchivo più suggestivo è sulla deviazione per San Martino, alcuni tratti di sentiero che portano a questo borghetto preannunciato dal suo solitario campanile, sembrano ponti sospesi, i fianchi dei rilievi completamente erosi e franosi, poche e ardite specie arboree tentano di aggrapparsi e vivere su questo terreno.
E’ proprio qui che ritroviamo un lembo di lecceta, coglie di sorpresa la sua presenza, sembra piantata sul momento da qualche creatura soprannaturale, invece questo luogo è tra i più antichi e mistici dell’itinerario, forse anche il Beato Lando o Landone, frate francescano che predicava in questa zona, a cui è stato dedicato il sentiero, amava ritirarsi tra queste piante.
Ma questo percorso lascia spazio anche ad ambienti ariosi e panoramici scoprendo la vista su Montecopiolo, Monte Montone e Monte San Marco, sarà la sua funzione millenaria di collegamento ma tutto da queste latitudini sembra a portata di mano.

Ed allora periodicamente si incontrano deviazioni a destra e a manca, sul versante a ovest conducono alla presenza del Palazzo Cosmi (‘600) di Cavoleto, oppure a Monastero per scoprire cosa rimane dell’Abbazia di Santa Maria in Mutino, o ancora possiamo raggiungere Cà Tomassone e il convento di San Girolamo per risalire a Frontino, oppure sul versante opposto potremmo inoltrarci fino al piccolo castello di Piagnano, prima residenza dei Conti Oliva, ma anche raggiungere direttamente quel gioiello di epoca pelasgica-romana che è Macerata Feltria, o visto che è il sito più vicino e non da meno suggestivo, attraverso il sentiero CAI 108, visitare il Castello di Pietrarubbia; una fitta rete di strade secondarie e sentieri attende solo di essere solcata da piedi gentili e ruote delicate, come è stato dalla notte dei tempi.
Viene inoltre da chiedersi, alla vista di un compatto selciato in sassi tondeggianti, costruito durante il periodo fascista, quanto lavoro e fatica abbia richiesto, o quali sentimenti di devozione possa aver suscitato alle tante persone che si sono inerpicate su questi rilievi, un’edicola dedicata alla Madonna, posta poco sotto la cima alberata di Monte Santa Maria.
Questo sentiero era anche custode di castelli ormai scomparsi: Lupaiolo, Logo, sono rimasti solo come nomi sulla cartina ma le persone del posto, forse custodi di racconti arcaici di nonni e bisnonni, sembrano conoscere bene, rendendoli luoghi ancora reali e vivi.
Un grazie particolare va a Catia Berzigotti e Andrea Sartorio, del Villaggio Ranco, che fondarono insieme ad altri appassionati un comitato di salvaguardia del territorio evitando l’apertura imminente di una cava, permettendo a queste lande di essere ancora, per tutti, luogo di transito e manifestazione di bellezza.

Bibliografia
Daniele Sacco – I cento Borghi – Volume
Massimo Brizigotti – Leggende Misteriose del Montefeltro – Edizioni nuova Prhomos
Sitografia
http://www.villaggioranco.it/

Camminare lungo il Sentiero del Beato Lando


http://www.themarcheexperience.com/2015/12/da-lunano-pu-lupaiolo-sul-sentiero-del.html http://www.themarcheexperience.com/search/label/beato
https://www.terreraremarche.it/it/db/4144/luoghi/i-conglomerati-di-pietrafagnana
https://www.terreraremarche.it/it/db/4161/luoghi/i-calanchi-di-montecalvo-e-del-monte-dellascensione/la-geologia-dei-calanchi-di-montecalvo-in-foglia#LocationHead

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