Itinerario Proteggere e difendere

Proteggere e difendere

Il percorso parte da Urbino, si dirama tra le principali roccaforti nella piana del fiume Foglia, tocchiamo il Centro Recupero Animali Selvatici e l’Oasi faunistica La Badia per comprendere l’ecosistema che ci circonda. Risaliamo poi a Montecalvo in Foglia, Tavoleto e poi scendere verso la Cappella della Madonna del Latte e conoscere tradizioni della venerazione popolare. Altro fortilizio importante ben conservato è Auditore, lungamente conteso tra Malatesti e Montefeltro, passeremo vicino alla Torre Cotogna che da più di un secolo controlla queste zone e poi risaliamo a Urbino passando per la Pieve di San Cassiano di Cavallino, rimembrando un passato di potere e protezione.

Località di partenza: Urbino
Località di arrivo: Urbino
Lunghezza: 42,16 Km
Difficoltà: media
Bicicletta consigliata: MTB Gravel

Descrizione

Il territorio è fortemente antropizzato, ma la geomorfologia del suolo e le testimonianze storiche e folkloristiche di epoche passate che incontreremo lungo il tragitto, ci faranno provare varie sensazioni: ci sentiamo osservati, scoperti nel nostro incedere, smascherati al nostro arrivo; oppure protetti, custoditi, accompagnati.
L’itinerario si sviluppa tra valli e rilievi, che ben ci fanno comprendere la necessità in tempi antichi di ritirarsi sulle colline per sfuggire a nemici ed alle piene del fiume Foglia, in tempi moderni l’esigenza di colonizzare la pianura per trovare lavoro e comodi servizi.
Lasciato Urbino ci dirigiamo verso la frazione di Pallino per poi percorrere via Monte Combo. Mentre procediamo, la vegetazione si fa selvaggia e il fondo di breccino ci porta in una dimensione più agreste.
Luogo ideale per collocare il CRAS, Centro Recupero Animali Selvatici, all’interno dell’oasi faunistica “La Badia”
Il CRAS, attivo dal 2009, è gestito dalla Provincia di Pesaro Urbino e si dedica al soccorso, cura e riabilitazione degli animali selvatici. Le specie accolte: mammiferi, rettili, uccelli, una volta guariti vengono rimessi in libertà, chi invece non sopravvivrebbe in natura da solo, resta nel centro, permettendoci di vederli e conoscerli da vicino, e più sappiamo, più rispettiamo.
Merita un giro di perlustrazione anche l’area verde dietro al centro, ci approcciamo con discrezione e lentezza, è un luogo di pace e silenzio che gode del clima di protezione e tranquillità che si respira al CRAS.
L’Oasi di Protezione La Badia fu istituita invece dalla Regione Marche nel 1979 per tutelare la fauna e l’ambiente nei comuni di Montecalvo in Foglia e Urbino. Si estende per un’area di 800 ettari ed è una zona dell’Area Natura 2000. Il fiume Foglia scorre su alluvioni ghiaiose, formando terrazzi alluvionali, bordato da bosco ripariale con Pioppi neri e Salici bianchi, sono presenti anche lembi di querceto, resto in un più vasto bosco planiziale; tra la vegetazione erbacea Cannuccia, Equiseto, Tifa e anche la piuttosto rara Erba tinca.
Il suolo è composto da argille marnose con intercalazioni arenacee del Miocene e Pliocene Inferiore.
Negli acquitrini nei prati umidi e nei campi lavorati sostano spesso Pavoncelle e Oche selvatiche, Aironi cenerini, Germani reali, Folaghe e Gallinelle d’acqua.
La parte più ricca di elementi naturali ricade all’interno dell’azienda agrituristica ‘La Badia” e da molti anni è meta di ambientalisti, ricercatori, scolaresche, naturalisti ed ora cicloturisti.
Percorriamo per pochi chilometri la strada feltresca di fondo valle, imbocchiamo poi una strada bianca che ci porterà a Montecalvo in Foglia.
Attorno a noi, come guardiani silenziosi: i calanchi, terreni argillosi sottoposti all’azione erosiva degli elementi atmosferici che formano le pendici di questi rilievi e definiscono un panorama discontinuo. Il nostro sguardo sprofonda e poi risale per cercare un lembo di terra, saldo o apparentemente tale; in questi terreni si coltivano sconfinati campi di girasoli che timidamente ci porgono le spalle o sfrontatamente ci guardano, ma che sanno di tenacia, di coraggio e ancoraggio, come le genti di queste terre.
Salendo verso Montecalvo in Foglia non ci è difficile credere che un tempo fu un castello, la sua posizione dominante spazia sull’ambiente circostante; il toponimo sembra derivare da un monte privo di vegetazione, a causa proprio del terreno argilloso dei calanchi che impedisce il crescere di specie arboree.
Una campana datata 1200 conferma la presenza di una fortificazione in questo borgo, a noi però rimane come unica testimonianza di un tempo andato solo una torre quadrata, ma da quassù si ha la netta sensazione di supremazia, eventuali nemici in avvicinamento verranno avvistati con facilità, giustamente è stata una roccaforte contesa per anni dalle famiglie dei Malatesta e dei Montefeltro.
Proseguiamo su una via panoramica dove in pochi chilometri approdiamo a Tavoleto. Siamo nuovamente in un’altura che domina l’ambiente circostante, ora possiamo godere di vedute ampie e rassicuranti, ma come doveva essere nei secoli passati? Se si parla di protezione e difesa Tavoleto può annoverare una lunga tradizione, è stata costruita, distrutta, e nuovamente ricostruita tante volte dal medioevo fino al dopoguerra. Quello che appare a noi oggi disorienta un po’, difficile collocarlo in una determinata epoca storica, complice il fatto che Palazzo Petrangolini, all’ingresso del borgo, è un falso!
In stile goticheggiante, il palazzo in realtà è stato costruito nel 1885, sorge dove Francesco di Giorgio Martini edificò una rocca per volere di Federico da Montefeltro, rocca purtroppo andata distrutta nei secoli.
Ma, nella residenza turrita Petrangolini, verso i giardini pubblici, le mura assumono una strana forma concava, e vi si apre una porticina, qui sorgeva la torre centrale dell’antico maniero martinesco.
A poca distanza la “cannella del ciclista”, conferma la vocazione per la bicicletta di queste terre.
Se si capita il venerdì, un piccolo mercato settimanale con tanto di pesce fresco, vi accoglierà, donando una dimensione popolare e antica al luogo.
Ma dopo esserci inerpicati per fortilizi, aver dominato la valle dall’alto ed esserci magari immedesimati nei potenti Signori di un tempo è ora di proseguire il viaggio e arrivare in località Cà Fosco, qui sorge in tutta la sua essenzialità e cura, la piccola Cappella della Madonna del Latte.
Venerata fin dalla sua costruzione avvenuta tra gli anni ‘850-‘900 si narra che le donne incinta grattugiavano le pareti della cappella per ottenere una fine polvere da miscelare con acqua pura di sorgente, bevendola, donava loro latte sufficiente per il nascituro.
Che ci si creda o meno, tale rito, ci apre uno scorcio di passato fatto di povertà e devozione, dove si cercava aiuto in forze invisibili per affrontare una vita difficile e povera, in cui sostentare i propri figli non era scontato. Fatto sta che anche oggi il luogo, grazie all’impegno di un gruppo di volontariato di Cà Angelino, dona nutrimento per la pace e la perfetta cura della cappella e del prato retrostante, una sosta per godere del luogo e del panorama intorno è caldamente consigliata.
Ma dopo il momento spirituale, lungo il nostro percorso, ci attende il “temporale”, Malatesta e Montefeltro usavano discutere qui le diverse cause e controversie del tempo, siamo a Lauditorio, oggi meglio conosciuto come Auditore.
Le sue mura sono ben conservate, agli angoli troneggiano i due torrioni e spicca in tutta la sua potenza la Torre Civica a base circolare e cella esagonale del XV secolo.
Appena fuori le mura la massiccia Chiese Parrocchiale custodisce una tela dell’artista Mariano Medici, “La Pentecoste”, opera che in passato è stata oggetto di profonda devozione popolare.
Ci attende ora la risalita della valle verso la Città Ideale, e in un territorio di confine come questo che richiedeva di essere protetto, ha un ruolo di primissimo piano la Torre Cotogna, fortificazione a pianta quadrata con basamento di origine longobarda, ma per come la conosciamo oggi risale al medioevo.
Alta circa 17 metri, è costruita da ciottoli di fiume, pietra arenaria e tracce di laterizio; probabilmente frutto di tre diversi momenti costruttivi.
La Torre Cotogna ne ha viste tante, si ricorda di quando vi si accampò Francesco Sforza per aiutare l’alleato Federico contro Sigismondo, o storia ben più recente, quando avvenne lo sfondamento della Linea Gotica da parte degli Alleati.
Conserva ancora un aspetto fiero e vigile, passandole accanto, incute timore, quasi quasi le si chiede il permesso per procedere verso Cà Mazzasette.
Questa piccola frazione, che prende il nome da “case ammassate” è stata teatro di lotte partigiane nel 1943, da non perdere una sosta alla chiesa romanica, del X – XI secolo, di San Paterniano.
Risalendo via Cà Brunello, approdiamo prima a Castel Cavallino, borgo densamente abitato che ci accoglie con la sua porta ad arco gotico in pietra calcarea bianca e rosa del Furlo, sormontato da una “faccina” in pietra che sorveglia l’incolumità del castello.
Infine ci aspetta la Pieve di San Cassiano di Castelcavallino, sembra risalire al 1290 ma testimonianze romane rinvenute nel sito risalgono all’VIII secolo. La chiesa mostra un portale romanico in pietra calcarea ed arenaria, l’interno della costruzione è a tre navate sorrette da colonne cilindriche e pilastri, curiose le incisioni lasciate dagli scalpellini medievali a forma di spina di pesce.
Questo sembra sia stato fin dall’antichità un luogo di culto e la chiesa stessa fu eretta sopra un tempio dedicato alla Dea Pallade Atena, quella dea nata dalla testa di suo padre Zeus.
Venuta al mondo vestita di tutto punto con elmo, corazza, scudo, lancia, è una dea guerriera invincibile, avveduta e con doti da gran stratega, ma né spietata né sanguinaria è anche la dea che concede la pace ai popoli, protettrice delle città, dell’agricoltura, del commercio e delle arti.
Racchiude in sé, come le terre e le genti di questo itinerario la capacità di difesa e di protezione, di fierezza e di cura, passano i secoli, le cose cambiano ma certe sensazioni permangono, a noi la responsabilità ed il gusto di coglierle e custodirle.

http://www.provincia.pu.it/novita/visualizza/contenuto/cras-marche-centro-di-recupero-animali-selvatici-regionale/

Auditore

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