Itinerario i solchi della storia

I solchi della storia

Descrizione sintetica
Dalle linee definite di palazzi e case di Sant’Angelo in Vado ad un paesaggio circostante in continuo mutamento, dove geomorfologia e il passare del tempo segnano un territorio elegante e irriducibilmente selvaggio.

Luogo di partenza: Sant’Angelo in Vado
Luogo di arrivo: Sant’Angelo in Vado
Lunghezza: 18,36km
Difficoltà: Lunghi tratti adatti a bikers esperti o da percorrere a piedi
Bici consigliata: MTB

Descrizione

Ci sono luoghi di cui è difficile capirne l’estensione, per quanti ettari si propaghino, questa è la sensazione che trasmette Montemaio.
Visto sulla cartina l’itinerario si presenta come un susseguirsi lineare di sentieri e mulattiere, percorrerlo in bici, a piedi o a cavallo, rivela ben altra esperienza.
La partenza è da Tifernum Mataurense, l’attuale sant’Angelo in Vado, imbocchiamo il sentiero CAI 474 debitamente segnalato dai segnavia bianchi rossi.
Una prima bella salita mette a dura prova i nostri garretti, ma ci ripaga in breve tempo di una splendida vista sulla cittadina.
Incontriamo poi il complesso dei Cappuccini, gli giriamo intorno con una bella strada panoramica, scordiamoci da qui in avanti l’asfalto. Calanchi, rocce e terra ci sosterranno d’ora in poi.
La strada prosegue larga e panoramica, intorno a noi ginestre e querce e quando ormai pensiamo di aver lasciato ogni segno di civiltà per addentrarci in questa natura dal temperamento forte e risoluto, ci ritroviamo a fianco diverse case disabitate, un vero e proprio borgo non molto tempo fa abitato da diverse famiglie: Calpurcio. Ormai sembra che le uniche cose utili in questo luogo siano pietre e mattoni per costruire altro altrove e ben due segnali CAI dipinti sui muri, che forse avrebbero “goduto” della presenza di qualche abitante e non solo di escursionisti di passaggio. Lasciamo con una curva a destra il silenzioso Calpurcio, sempre triste vedere case abbandonate ma sicuramente questo non è un luogo comodo per abitarci, indiscutibilmente bello speriamo che come tanti altri borghetti abbandonati prima o poi si ripopoli di gente.
Incontriamo altri segnali CAI ad indicarci la via, nei punti dove il sentiero disegna una conca sono impressi nel suolo profondi solchi, asciutti o pieni di acqua non proprio cristallina, ai quali è bene fare attenzione alcuni possono farci perdere il controllo del mezzo, altri possono regalare agli amanti dell’offroad puri, divertenti bagni di fango.
Dopo una salita alberata, questo sentiero ci riserva un’altra sorpresa: la piccola chiesa di campagna di Calpurcio.
Da fuori si riconoscono i lavori abbastanza recenti di restauro, apriamo il chiavistello in ferro battuto sul vecchio portone e siamo dentro: crepe profonde sul pavimento narrano di un suolo non facile da abitare, sul muro un recente affresco di Gesù con la croce in spalla e sull’altare, squadrato e spoglio, le foto di qualche persona, il tutti; fa pensare che questo non è un luogo dimenticato, ancora c’è chi viene quassù non solo a godere del paesaggio e della tranquillità, ma forse con devozione offre gli affanni di croci quotidiane per poi speranzoso ritornare a contesti più civilizzati.
Serriamo la porta della chiesa e proseguiamo, il sentiero è sempre più segnato dall’azione erosiva dei calanchi e dilavante dell’acqua, anche noi facciamo esperienza camminando o pedalando di cosa significhi stare in equilibrio su queste montagne, con lo sguardo in avanti cerchiamo la traiettoria migliore per salire evitando di cadere in qualche profondo solco o colpire grosse pietre, stiamo attenti a come bilanciare il peso, piedi e ruote scivolano facilmente in questa fine arenaria, che con il suo colore giallognolo e spesso grigio, rimanda a qualche polvere lunare, depositata da chissà chi, ma a tutto c’è una spiegazione se vogliamo ricercarla.
I calanchi si sviluppano in preferenza in rocce argillose e siltose, creando forme di erosione caratterizzate da solchi e rivoli più o meno profondi. L’acqua modella la loro forma dilavandone la superficie e sono tipici di zone a clima mediterraneo con forti contrasti stagionali con lunghi periodi secchi.
Salendo e scrutando l’orizzonte, ci si rende conto di quanto la geologia abbia lavorato a queste latitudini, disseminati ovunque piccoli monti fanno capolino, simili a pezzi degli scacchi si ergono dalla scacchiera, ognuno al suo posto con la sua mossa, non sembrano il frutto di una casualità e ci sentiamo in scacco quando appare alla nostra destra, seppur a distanza, la Torre della Metola .
Questa torre, squadrata e possente svetta sul monte omonimo, impossibile sfuggirle, anche se ormai è l’unica testimone di un complesso che fu ben più imponente e importante.
La prima notizia che ne abbiamo risale addirittura al 1180 ed è il ricordo della sua chiesa, S. Maria della Metola, del plebato di Mercatello e della diocesi di Città di Castello. Seguirono alterne vicende fino a quando nel 1356 il cardinale Albornoz recuperò tutta la Massa Trabaria alla Chiesa e così il “Castrum Metolae” fu incluso nella “Descriptio Masse Trabarie”. Per evitare poi che cadesse nelle mani dei Brancaleoni di Casteldurante successivamente la Chiesa la affidò ai Montefeltro.
Federico da Montefeltro, nel 1474, concesse in vicariato la contea di Mercatello, Sassocorvaro, Monte Locco, Santa Croce, Metola, Lamoli ad Ottaviano Ubaldini fino alla sua morte, per ripassare poi ai Montefeltro, ai Della Rovere, alla Famiglia Santinelli fino al 1774 ed infine di nuovo al Pontefice, in epoca più recente al Comune di Sant’angelo in Vado e poi Mercatello, un luogo strategico a lungo conteso.
Ma continuiamo, dopo salite impegnative a cercare buone traiettorie è ora di ridiscendere, una carrareccia a schiena d’asino permette andature veloci, ci rinfresca e diverte, fino ad incrociare la strada provinciale 90.
Strada a basso traffico con tornanti panoramici per godere appieno dell’aria di montagna con i suoi oltre 600 metri e una vista che spazia sul Sasso Simone, la Carpegna, Monte S. Marco, Monte Montone e Montecopiolo.
Ma non distraiamoci troppo, dopo pochi tornanti lasciamo la provinciale per riprendere sulla sinistra il sentiero segnalato dalle tabelle CAI. La strada in quota, larga con sali e scendi ci permette di guardarci attorno, non possiamo non accorgerci di 5 pale eoliche che svettano dal Monte dei Sospiri, sospirando confidiamo che l’intervento a favore di energie rinnovabili giustifichi l’impatto ambientale ma sul versante a monte come spumeggianti onde marine spuntano colate di calanchi di colore grigio che fanno rotolare il proprio materiale argilloso fin sul sentiero.
Arriviamo agevolmente fino all’inizio del sentiero 475, da qui in poi se volete rimanere in sella sono richiesti un buon mezzo e abilità da bikers esperti.
Le discese presentano continuamente scalini, solchi profondi, strettoie, grossi massi e soprattutto arenaria dei calanchi, che ha la stessa consistenza e stabilità della granella di nocciola sulla panna montata su un cono gelato esposto al sole di un caldo Ferragosto. Quindi o ci si diverte a scivolare giù per le pendici di questa cialda calanchiva o lo si fa a piedi, lo spettacolo comunque merita e rimanda tutto il tormento geologico di queste montagne, e sarà perché ormai sono ore che non si incontra nessun essere umano, ma viene da chiedersi se un terreno così particolare abbia forgiato anche gli animi di chi ci abita.
Non ci resta che scoprirlo arrivando a Sant’Angelo in Vado. Dopo aver percorso un itinerario particolarmente bucolico e selvaggio, ritrovarsi in quella che fu la capitale della Massa Trabaria è un bel salto, ma il colore della sabbia argillosa che ci è rimasto negli occhi dona continuità al nostro viaggiare, ritrovandoci a nostro agio tra chiese, palazzi e case antiche che adornano questo comune.
Qui la storia e le particolarità del luogo vanno ricercate nel sottosuolo, o scavando alla ricerca di reperti archeologici o del rinomato tartufo bianco. L’area di scavo di “Tifernum Metauranse” da “tifher o “tifia”, pianta acquatica che si sviluppa nelle aree paludose, ha portato alla luce una città a forma quadrata con il cardo e decumano tipici degli insediamenti romani. Fu distrutta dai Goti e poi ricostruita dai Longobardi a cui dobbiamo il nome di Sant’Angelo, riferendosi all’Arcangelo Michele a cui la dedicarono. In Vado invece potrebbe derivare o da un guado sul Metauro da superare per raggiungere l’abitato o ancor più ad una pianta che ha determinato l’economia locale in modo significativo tempi addietro: il guado, usato per la tintura di stampe e tessuti.
Ad attenderci prima di entrare nel cuore della cittadina è la chiesa di San Francesco, fu consacrata nel 1308 e mantiene esternamente le caratteristiche trecentesche, l’interno invece fu rifatto nel Settecento e contiene diverse tele di pittori locali oltre che la lastra sepolcrale di Margherita Oliva, moglie del conte Santinelli della Metola, e l’urna del corpo della Beata Castora Gabrielli.
Probabilmente la chiesa più importante di Sant’Angelo: Santa Maria dei Servi extra muros””, edificio tardo romanico consacrata nel 1331, impressiona per la sua mole e i segni di rifacimento lasciati nel tempo, al suo interno alloggiano dipinti di Raffaellino del Colle e del vadese Francesco Mancini, di particolare pregio diversi elementi lignei con decorazione ad intaglio forse di Giovampietro Zuccari, questa tecnica era molto presente nella Massa Trabaria.
Sant’Angelo diede i natali a Taddeo e Federico Zuccari, due fratelli che presto si trasferirono a Roma lavorando ad importanti opere ma che seppero essere al centro dell’attività pittorica della Valle del Metauro nel 1500, territorio al quale furono sempre legati.
Ritroviamo una tela “Madonna e l’intera famiglia Zuccari” in preghiera ai suoi piedi per la chiesa di Santa Caterina, dove una loro sorella era monaca.
Passeggiando per le sue tranquille vie, non dimentichiamoci che qui si radunava il Parlamento della Massa Trabaria in quanto capitale di questo importante provincia ecclesiale, e arrivati in Piazza Umberto I ci renderemo conto della sua prosperità, se poi abbiamo dubbi e siamo alla ricerca di itinerari rivolgiamoci al punto Iat, una impiegata gentilissima e preparata farà al caso nostro.
Ma Sant’Angelo sorprende anche per l’abilità con cui è riuscito a trasformare un luogo così relativamente piccolo e decentrato in un sito a livello mondiale importante per la raccolta e lo studio del “tuber magnatum pico” con una mostra a lui dedicata ed un centro sperimentale di Tartuficoltura.
La crescita di questo importante fungo ipogeo dipende dalla natura del terreno, dal clima, dall’esposizione, dalle specie arboree (quercia, nocciolo, pioppo, salice) ed erbacee presenti. Il suolo prediletto è quello marnoso-calcareo e marnoso-argilloso di epoca terziaria. L’abbinamento prediletto è con una buona tagliatella all’uovo, ma altre varianti sono comunque da provare.
Ed è così che un itinerario di pochi chilometri può permettere di spaziare in lungo e in largo sui pendii di Montemaio e abbracciare con lo sguardo le montagne circostanti a destra e manca, continuare poi verso l’alto per ammirare campanili, dipinti, ornamenti e verso il basso per gustarne a tutto tondo i suoi frutti.

Bibliografia

Daniele Sacco – I cento borghi Vol 6 – ed
Touring Club Italiano – Pesaro e Urbino e Provincia
Comunità montana Alto e Medio Metauro – Circuito escursionistico dalla Massa Trabaria all’Alpe della Luna – Itinerari escursionistici del Montefeltro Cartina 1:25.000
Carta dei Sentieri – Montiego e Montevicino – Programma Comunitario Leader Plus

Sitografia:

http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/comuni-del-bacino/scheda/11130.html
http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/geologia-clima/scheda/231.html
http://www.lavalledelmetauro.it/contenuti/beni-storici-artistici/scheda/5119.html
https://www.corriereadriatico.it/pesaro/parco_eolico_apecchio_cinque_torri_120_metri_curiosita_proteste-1636135.html
http://www.comune.santangeloinvado.pu.it/vivere-santangelo-in-vado/informazioni/il-tartufo/

Privacy Settings
We use cookies to enhance your experience while using our website. If you are using our Services via a browser you can restrict, block or remove cookies through your web browser settings. We also use content and scripts from third parties that may use tracking technologies. You can selectively provide your consent below to allow such third party embeds. For complete information about the cookies we use, data we collect and how we process them, please check our Privacy Policy
Youtube
Consent to display content from Youtube
Vimeo
Consent to display content from Vimeo
Google Maps
Consent to display content from Google
Spotify
Consent to display content from Spotify
Sound Cloud
Consent to display content from Sound