Itinerario delle Acque

Itinerario delle Acque

Il sentiero delle acque, parte da Apecchio e vi ritorna, con un breve anello di c.ca 7 km. Si sviluppa soprattutto all’interno della valle del Fosso dei Tacconi, uno degli affluenti del Biscubio, sub affluente del Metauro. Si tratta di un sentiero facile, con un dislivello modesto, di c.ca 150 mt ed attraversa terreni in prevalenza boscati. Si tratta insomma di un percorso adatto alle famiglie, per i vantaggi che offre: percorso prevalentemente all’ombra, lunghi tratti in piano, lunghezza non eccessiva. Ma la caratteristica principale è data dai numerosi guadi sul torrente (sette od otto, dipende da dove si decide di compiere l’ultimo attraversamento) e dalla presenza della “Gorgaccia”, un pezzo della valle fortemente caratterizzato dalla fondovalle piatto e soprattutto dalla presenza di una piccola cascata, che genera una piscina naturale. Insomma, quello che si dice “un luogo pittoresco”. I guadi sono comunque “attrezzati” con grosse pietre che, per la maggior parte dell’anno, permettono un facile passaggio da una riva all’altra del torrente. L’acqua è quindi la presenza quasi costante di questo itinerario.
Altre due presenze contribuiscono a caratterizzare il luogo:
Il primo è il mulino dei Tacconi (ovvero della famiglia Tacconi, eponimo dell’intera vallata), ancora in piedi, che testimonia l’importanza dell’acqua e la passata capillare penetrazione dell’agricoltura persino negli angoli piu’ reconditi dell’Appennino. Può essere raggiunto facendo una deviazione dal percorso previsto, fino al mulino, per poi tornare indietro e riprendere il percorso originario.
Il secondo è il Bosco per sempre Regina. Si tratta di un’ area boscata che si attraversa nella seconda parte del percorso. La singolarità consiste nel fatto che questo bosco non verrà mai piu’ tagliato, in quanto è stato acquistato da un gruppo di persone che hanno costituito una apposita società, allo scopo di tutelare l’area e di lasciare il bosco all’accrescimento indefinito, immagazzinatore di carbonio, presidio contro l’erosione, tutela del paesaggio.

I mulini

Nei torrenti appenninici del pesarese vi è una presenza di mulini che ha dell’incredibile. Si tratta di strutture ormai perlopiù dirute, ma la loro presenza è capillare, specie nell’area dell’alto Candigliano-Biscubio e sono rinvenibili mulini nei posti più’ impensabili, fino a poca distanza dalle regioni sorgentizie dei corsi d’acqua. Esemplare è, a tale proposito, l’alto Candigliano, dove i mulini si susseguono a breve distanza gli uni dagli altri. Laddove ancora in piedi, si tratta di strutture bellissime, veri esempi di architettura spontanea appenninica. Le acque venivano catturate da piccole dighe, i bottacci, collegate con canali (regghia o vallato, a seconda delle zone) alle turbine in legno (rotegio) dei mulini. I vari mulini lavoravano in successione e il mulino a valle intercettava l’abbondante “onda di piena” (sbotacèta) prodotta dall’apertura della diga del mulino a monte per riempire la propria. I tetti, laddove presenti, presentano la caratteristica copertura con lastre di arenaria, mentre i coppi compaiono solo laddove l’abbandono è avvenuto tardi, durante gli anni sessanta del secolo scorso per esempio. Nella valle dei Tacconi, oltre al mulino omonimo, ve ne era un altro, in località Mulinello, incredibilmente più a monte, dove il corso d’acqua si assottiglia decisamente. Va detto però, che il maggiore affluente di destra del Fosso dei Tacconi, dà luogo ad una breve vallata (pochi km) che si chiama, appunto val d’Acqua. E una delle case presenti si chiama Val di Salice. Purtroppo, la attuale gestione forestale del nostro appennino, volta unicamente verso la produzione di biomassa combustibile, non consente l’esistenza di boschi evoluti, con alberi alti, ombrosi e capaci di trattenere e conservare abbondanti acque nel suolo.

Il percorso

Si lascia l’auto ad Apecchio, al parcheggio del camper service, quasi al centro del paese e facilmente individuabile. Si sale nel centro storico e si raggiunge il Museo dei Fossili e Minerali del monte Nerone, da dove comincia il sentiero (Sentiero 239, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/). Si entra quindi in un ombroso e monumentale viale di tigli, fino a raggiungere la millenaria chiesa di Santa Caterina di Alessandria. Sempre all’ombra, si raggiunge il Pian di Velluto, un viale erboso bordato dai tigli. In fondo al viale vi è una copiosa fonte di acqua solfurea, che proviene dalla foresta demaniale di Bocca Serriola. Subito ci si immerge in un ombrosissima strada sterrata che percorre un bosco di noccioli. Si giunge quindi in località Pisciolini, dove si superano, in successione, i primi due guadi, arrivando ad un “imposta” dove vi è un centro di accumulo, smistamento e commercializzazione di legna da ardere, caratterizzato dai tipici accumuli di legna di piccola pezzatura, da camino, ordinatamente disposta in lunghe cataste da uno o due metri di altezza. Superatolo, ci si immette di nuovo nel sentiero (Sentiero 239, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/), che scende in fondo alla valle, dove ci accoglie il terzo facile guado. Si cammina in piano sul fondovalle, passando altri tre guadi, tra spazi aperti e bosco, fino ai ruderi della casa “Il Fosso”, abitata fino alla fine degli anni sessanta e oggi allo stato ruderale. I resti del tetto mostrano le piote di arenaria ancora in bilico. Si prosegue su per la valle facendo un altro guado e quindi giungendo ad una catena, posta sull’ennesimo passaggio sul torrente. Un cartello vieta il passaggio ai mezzi motorizzati, mentre chi viene a piedi, in bici o a cavallo è il benvenuto (così è scritto). Poco dopo, sulla destra, appare la cascata della Gorgaccia. Nelle stagioni di passaggio (primavera e autunno) dà il meglio di sé e il luogo è davvero ameno. Si tratta di una piccola cascata, su un piccolo torrente, ma l’effetto scenico, nella stagione giusta, è assicurato. L’acqua della piscina (gorga)sottostante il salto roccioso ha un bel colore turchese azzurrino, che ben si intona con i colori della cerreta circostante. Si prosegue seguendo il sentiero, ora stretto, che costeggia il torrente. Nell’acqua limpida, tra gli ontani, possiamo scorgere piccoli pesci, macro invertebrati e libellule. Si giunge ad un bivio. Andando dritto il sentiero prosegue lungo il torrente e risale tutta la valle, fino ai valichi sullo spartiacque (Bocca della Croce e poi Bocca Serriola) verso Umbria e Toscana. Il percorso proposto invece, devia verso sinistra, e il sentiero inizia quasi subito a salire (Sentiero 238, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/). La salita è quasi ininterrotta; i 150 metri (scarsi)di dislivello, in effetti, si superano tutti in un tratto solo. Dopo poco il sentiero spiana e si perviene ad una vasta radura, in località “La Serra”, ove sorge una bella abitazione rurale, munita di piscina. Se si hanno ancora energie, si puo’ piegare a destra ed attraversare il “pianellone”, radura alberata molto frequentata dalla fauna selvatica, che si percorre avanti e indietro. In quest’area vi sono dei piccoli stagni, che però disseccano nei periodi più secchi, specie in estate, mentre d’inverno possono risultare ghiacciati. Nelle stagioni “umide”, sono popolati da tritoni di varie specie e dalla caratteristica micro fauna degli stagni sorgivi e questo arricchisce non poco la biodiversità della zona.
Si passa accanto alla casa e si prosegue. Il sentiero comincia a scendere decisamente e in breve appare il Pian di Velluto. Dopo averlo raggiunto, si ritorna al punto di partenza. Nel centro storico di Apecchio, in piazza xx Settembre, si passa dinanzi al museo paleontologico di Apecchio (fossili e minerali del Nerone, ma non solo) e quindi si torna al parcheggio, ovvero al punto di partenza.

Le acque

Il territorio del comune di Apecchio, al pari di altri collocati ai piedi della catena montuosa del Catria e del Nerone, è fortemente caratterizzato dalla presenza di acque sorgive di varia natura e origine. In particolare, la regione di Apecchio è caratterizzata dal contatto tra l’Appennino Umbro Marchigiano, calcareo e quello Tosco Romagnolo, di natura silicea. Le due catene, settentrionale e centrale, corrono parallele nell’alto Pesarese e il valico di Bocca Serriola è il punto di unione tra i due segmenti. La ripartizione non è quindi puramente amministrativa, ma risponde a caratteristiche di natura geologica e morfologica. Così, a distanza di poche centinaia di metri, sgorgano acque con caratteristiche chimico fisiche davvero diverse tra loro. Apecchio ha fatto delle acque e della loro varietà la propria ricchezza: oltre al grande stabilimento della famosa acqua minerale, ve ne sono anche diversi che producono ottime birre, particolarmente quelle artigianali; tutto con le acque del luogo. Sia nell’area Silicea che in quella calcarea vi sono delle sorgive di acque solfuree, facilmente individuabili per le caratteristiche “barbe bianche”, alghe coperte da Sali misti di zolfo e calcio, ferro, che a volte danno luogo anche ad altre colorazioni, come ad esempio il rosso o il giallo. Soprattutto è il caratteristico odore (di uova marce) a permettere di individuare queste sorgenti, anche se seminascoste dalla vegetazione. Di quest’acqua vi è una copiosa fontana lungo il percorso, alla fine del Pian di Velluto. Purtroppo, a causa del trend climatico, di una gestione forestale che prevede la scopertura dei suoli con conseguenze su falde e sorgenti e, non da ultimo, dei prelievi eccessivi (come numero di captazioni e come quantità complessiva), le numerose sorgenti presenti in tutta l’area stanno subendo un significativo impoverimento.

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