Itinerario degli Ubaldini

Itinerario degli Ubaldini

Il sentiero ha la sua origine in località Sasso Rotto, in comune di Apecchio, e le zone che attraversa sono tra quelle di maggior pregio naturalistico e storico di tutte le Marche.
Il sentiero, con un tracciato piuttosto articolato, passa infatti accanto all’antico mulino della Carda, una specie di “miracolo”, nel quale la natura e l’archeologia sembrano fondersi. Gli antichi ruderi del mulino infatti, sono immersi nella vegetazione e probabilmente è proprio l’abbraccio dell’edera che mantiene al loro posto le pietre e i resti delle mura. Il mulino si sviluppa secondo uno schema verticale, come alta è verticale è l’adiacente cascata, con tre salti ed altrettante piscine naturali, scavate dall’acqua nella roccia calcarea. Lungo il percorso, specie nel tratto tra la strada statale e il mulino, le stratificazioni rocciose assumono un aspetto “didattico” e costituiscono un vero manuale “dal vivo” della geologia della zona.
In basso, incassato nelle gole calcaree, gorgoglia il “Fosso della Carda”. In alto, sull’affilato crinale del Monte della Carda (o “Cardaccia”), si estende il perimetro (sorprendentemente ampio) ruderale, con la base di qualche torre, di quello che era un castello assai importante, munito ed abitato da una comunità assai articolata, che comprendeva persino un convento: incredibile a dirsi, osservando il luogo da lontano, che si presenta come una cresta sovrastante dirupate pendici.
Il percorso poi si addentra nelle gole del Rio Vitoschio, un luogo quasi “mitico” per la bellezza dei suoi ambienti rupestri e boschivi. Si esce ( o si entra) alle “porte”, ovvero all’imbocco del Rio Vitoschio. Tra il punto di partenza e quello di arrivo vi è qualche km di strada asfaltata; bisogna quindi organizzarsi per il recupero dei mezzi.

Il Castello della Carda

Il Castello della Carda, da cui probabilmente in tempi successivi trae origine la popolazione della zona (Serravalle di Carda, La Carda, Apecchio) era un castello fastoso. Osservando oggi la montagna, così affilata e dirupata, pare impossibile che su di essa potesse ergersi anche una semplice rocca; e invece vi era un castello molto grande, il cui assetto assecondava quello del terreno, che sulla cresta è evidentemente molto meno acclive e molto piu’ spazioso di quanto suggerito dall’aspetto del monte, le cui parti basse rimangono comunque a precipizio, strapiombando sul sottostante “Fosso della Gamberaia” (un toponimo che da solo vale piu’ di un discorso). All’interno del castello, munito di molte torri e di un’adeguata cinta muraria, vi erano molte case, palazzi, addirittura un convento. Vi erano naturalmente molte “citerne” (cisterne) interrate, che garantivano l’approvvigionamento idrico in un luogo che, pur essendo circondato da ruscelli e torrenti, era sito in cima ad una montagna calcarea e dunque priva di acque superficiali. Il rifornimento idrico, oltre che da piccole vene in loco, era sicuramente assicurato dall’immagazzinamento delle nevi invernali ad opera degli abitanti. Di questo “centro della storia” locale, che pur deve aver conosciuto vitalità umane, oggi non rimane che qualche basamento di torre, qualche pezzo di rudere delle mura, il perimetro di qualche casa e di qualche cisterna. Poca cosa e tutto seminascosto ( e protetto) dalla vegetazione. E ovviamente rimane il toponimo “Carda”, ancora così importante e vivo nell’immaginario collettivo di un’area piuttosto ampia.

La famiglia Ubaldini

Questa famiglia sembra trarre le sue origini nella Romagna Toscana e nel Mugello. In particolare, di quei comuni facenti parte della Romagna dal punto di vista etnico e geografico, ma amministrativamente toscani (Firenze), antiche conquiste militari dei Medici, che cercavano di stabilire confini di stato un po’ più lontani dal loro capoluogo. La valle del Senio e dintorni pare ne fossero la sorgente (Palazzuolo sul Senio non per niente è gemellato con Apecchio) . Quando gli Ubaldini furono infeudati alla Carda, sicuramente questo generò uno spostamento di personale e maestranze nelle due direzioni. Di fatto, il ponte medievale di Apecchio è un magnifico esempio di ponte a “schiena d’asino” e costituisce il primo (o l’ultimo, a seconda del punto di vista) di tali strutture (in senso geografico), così tipiche dell’Appennino Tosco Romagnolo-Emiliano.
Per quanto riguarda gli Ubaldini, che tanta importanza ebbero nelle vicende dell’Italia centro settentrionale, si tratta verosimilmente di una famiglia di lontana origine germanica (gotica o longobarda), come del resto una parte importante delle famiglie della nobiltà europea. Questo è dovuto a motivi di carattere storico, conseguenti al lungo processo di integrazione dei Germani nelle compagini militari e sociali (a tutti i livelli) del tardo impero romano e agli avvenimenti che seguirono nei secoli successivi, fino al medioevo.
Gli Ubaldini, ben presenti in provincia di Pesaro Urbino (a Mercatello sul Metauro, Sassocorvaro, Apecchio), ebbero parte fondante nello stesso ducato di Urbino, visto che alcuni studi indicano il Duca Federico da Montefeltro quale fratello “germano” di Ottaviano Ubaldini della Carda (entrambi figli naturali di Bernardino Ubaldini della Carda). Tra i due vi erano, in ogni caso, rapporti di assoluta fiducia, tanto che il secondo era (a tutti gli effetti) l’amministratore del ducato (Federico era impegnato in continue campagne militari, con i cui proventi manteneva le casse del ducato) e quindi co-artefice dello splendore artistico e culturale della città ducale.

Il percorso

(per questo itinerario puo’ essere utile lasciare un mezzo per il rientro all’uscita del sentiero che proviene dalle “Porte”, cartello giallo che indica “Rio Vitoschio” sulla SS 257)

Il primo tratto, da Sassorotto, tra Apecchio e Piobbico, ( Sentiero 231, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/ ), ha origine vicino alla fonte che si trova a bordo strada, lungo la SS 257 Apecchiese. Si tratta della vecchia strada che saliva a Monte Nerone, pertanto è ampia e facilmente percorribile. Sul lato destro le stratificazioni rocciose sono leggibili come in un libro.
Arrivati al Mulino, per uno sguardo di insieme sul complesso, bisogna deviare a sinistra, per un breve sentiero che conduce ad un punto panoramico. Conviene passare alla larga, per quanto possibile, dalle mura pericolanti dei ruderi. Ci si trova di fronte alla cascata, sul cui lato destro si sviluppano i ruderi del mulino, in parte coperti da edera: un affascinante colpo d’occhio. In alto, si scorge l’abitato di carda, con la chiesa e il palazzo ideato da Francesco di Giorgio Martini.
Successivamente, si torna sul sentiero principale e poco sopra il mulino si passa sopra la cascata. Qui il sentiero è un po’ diruto e, specie in inverno, bisogna fare un po’ di attenzione. Il sentiero sale su un ghiaione ( Sentiero 231 A, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/ ) e quindi si infila nel bosco. Ci troviamo ai piedi dell’imponente mole della “Cardamaja”, ovvero del monte “Carda Major”. Si cammina nel bosco e, nonostante la quota non elevata, si scorgono qua e là dei bei esemplari di faggio, a testimoniare la freschezza del luogo. Si giunge quindi in località “Rosara”, dove vi è una antica colonica ristrutturata. Da qui il sentiero piega a destra e si entra nel bacino del Rio Vitoschio (Sentiero 230 A, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/ ). Si passa al di sopra di pareti affilate e strapiombanti sul sottostante rio, scendendo fino a trovarci sul fosso. Durante le stagioni umide (primavera e autunno), prima di attraversare il fosso e proseguire si può risalire brevemente il corso d’acqua, fino a trovarsi sotto alla scrosciante cascata del Rio Vitoschio.
Tornati al guado, si attraversa e ci si inoltra nella valle del Fosso del Pisciarello, le cui acque trasparenti assumono a volte tonalità blu – turchesi. Si risale il torrente seguendo l’evidente sentiero, fino ad un ultimo guado. Poi il sentiero si impenna e dopo una salita esce dalla valle del Pisciarello per immettersi di nuovo in quella più ampia del corso principale. Una placca di roccia, non pericolosa, ma che impone comunque l’uso delle mani per qualche metro, rende suggestiva l’uscita. Prima della placca, comunque, si trova il sentiero che conduce alla aerea “cascata del Pisciarello”. La cascata è visibile a distanza, per cui si puo’ valutare se la quantità di acqua in caduta suggerisce una visita o meno. Inutile dire che, se c’è acqua a sufficienza, il luogo è di grande suggestione grazie anche al fatto che la colonna d’acqua in caduta è ben lontana dalla parete rocciosa. Si prosegue quindi per un bel tratto di bosco ad elevatissima biodiversità (Sentiero 230, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/), dove convivono specie arboree dalle esigenze diversissime (come ad esempio il faggio ed il leccio) e dove si trova anche un singolare tratto di bosco con ornielli secolari (frassino minore). Poi il sentiero scende rapidamente verso il Vitoschio, raggiungendo un guado, subito dopo il quale si puo’ scegliere se risalire brevemente il fosso per vedere le cascatelle basse del Vitoschio (perenni) o proseguire verso la conclusione. Poco a valle ecco comparire le alte pareti rocciose (attrezzate e molto utilizzate per l’arrampicata sportiva) della parte bassa della valle ed infine le “porte”, due alte pareti rocciose tra le quali scorre il Vitoschio. Sono gli ultimi due guadi e il più ampio è attrezzato, con un passaggio su grossi sassi inchiodati al fondale e un soprastante cavo d’acciaio per tenersi con le mani. In alternativa, si puo’ utilizzare una piccola teleferica, che grazie ad un rustico sedile, permette un divertente passaggio “in volo”. Dopo c.ca 500 mt il sentiero termina sulla strada 257, tra Piobbico e Apecchio.

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