Itinerario Signore si nasce

Signore si nasce

Passano i secoli, le mode, cambiano territori ed esigenze, ma la storia non si cancella. Macerata Feltria e Monte Cerignone trasudano importanza e con fierezza ancora oggi ci narrano le loro origini e vicende. Un itinerario in equilibrio tra eleganza e ruralità per lasciarsi ammaliare dal fascino di queste due signore.

Località di partenza:Macerata Feltria
Località di arrivo: Macerata Feltria
Lunghezza: 30,35 km
Difficoltà: media
Bicicletta consigliata: MTB

Descrizione

Passano i secoli, passano le mode, ma le signore si riconoscono sempre.
Così Macerata Feltria e Montecerignone, forti di un nobile passato, non ci tengono a passare in secondo piano, ed al visitatore attento, si mostrano in tutta la loro potenza e magnificenza.
All’inizio come nobildonne ben educate dissimuleranno il proprio valore, facendovi entrare per piccoli archi in pietra e mattoni, che seppur antichissimi non fanno certo pensare a quello che ci aspetta varcata questa soglia. Se le lasciamo fare fidandoci, lasciando che siano loro stesse a condurci, ci faranno fare voli pindarici per le loro vie, ci stordiranno nelle loro chiese, ci interrogheranno delle nostre origini davanti alle loro pievi, un senso di scoperta si impossesserà di noi, il potere di un tempo si mette in mostra.
Molte cose sono cambiate ma nell’aria, nei mattoni e anche nelle persone che vi abitano è rimasto qualcosa di fiero che appartiene ad altre epoche.
Macerata Feltria era già nota nel III secolo a.C. con il nome di Pitinum Pisaurense, negli anni ’70 durante scavi archeologici sono venuti alla luce decumano massimo dell’antico municipio romano e la zona era fin da allora un importante zona termale.
Con gli stessi materiali è sullo stesso sito è stata poi ricostruita La Pieve di San Cassiano in Pitino.
Superato il ponte sul torrente Apsa ci troviamo all’altezza della ex chiesa di San Francesco dal portale gotico ora sede del Museo della Radio d’Epoca, continuiamo a salire e si sottopassa l’arco dei Pelasgi, vanto di Macerata Feltria che sembra essere stata fondata proprio da questo antico popolo del mare di origine ellenica.
Sulla destra altro portale gotico preannuncia la chiesa di San Giuseppe, piccola, raccolta conserva banchi in legno dove far sedere i fedeli di sempre ed i turisti di oggi.
Poco più sopra troviamo la porta Castellana, un androne con affreschi proprio sotto all’ex Palazzo del Podestà sede attuale del Museo civico archeologico paleontologico.
L ‘itinerario lasciata la cittadina si inerpica per il sentiero CAI 114, solchiamo le campagne a nord, la mano dell’uomo ha evidentemente modificato il paesaggio, campi coltivati ci circondano, ma le dolci gobbe delle colline addolciscono il panorama, che poi cambia al sopraggiungere del Monte Faggiola. Ma il promontorio ha altezze modeste e si può superare sia conquistandone la cima, sia raggirandolo per una comoda carrareccia che ci conduce sulla strada provinciale 2 e di lì in breve con qualche piacevole curva dritti dritti davanti all’arco di Monte Cerignone.
Anche qui un piccolo arco è varco per un’ampia piazza dove aggraziato abbiamo il palazzo Begni e opposta, si impone per la sua mole la Rocca, eretta nel XII secolo e poi rimaneggiata nel 1400 ad opera o di Francesco di Giorgio Martini o di Leon Battista Alberti, non vi è certezza a tal proposito.
Se ci lasciamo condurre da Montecerignone, in breve verremo risucchiati dai suoi vicoli in pendenza con curve a gomito, ma non c’è da preoccuparsi, ad ogni svolta c’è la possibilità di approdare ad una mirabile chiesa, ad un balcone panoramico, o alla piazza del municipio con fontana per dissetarci e bar, ristorante per rifocillarci.
Troviamo la Chiesa di S. Caterina, fatta erigere dai cavalieri del Sovrano Militare Ordine di Malta, la seicentesca Chiesuola di S. Maria del Soccorso e la Chiesa parrocchiale di San Biagio, patrono del paese e protettore della gola (festeggiato il 3 febbraio), dove viene conservata una preziosa Croce Latina del XII secolo che la tradizione vuole portata dai crociati di ritorno dalla terra santa da cui ebbe origine l’antichissima Fiera di Santa Croce.
E poi ancora scendere nuovamente, strada asfaltata o scalette di un tempo, ed in poco tempo si è fuori, o meglio dentro ad altro: al Borgo, agglomerato di case nato ai piedi di Montecerignone quando la popolazione crebbe di numero. Saremmo tentati di voltarci indietro, per vedere da dove siamo venuti, e ripercorrere mentalmente l’elegante turbinio che ci ha condotti fino a qua.
Ma tranquilli, niente è a caso nella viabilità di queste nobili signore, stanno già ad indicarvi la strada per nuovi tesori, nuovi scorci, nuove storie.
Pedaliamo fino al santuario di San Domenico, un senso di spazio e di forme vagamente rimandano a certe architetture del nord della Spagna, come pellegrini sul cammino di Santiago scopriamo che di qui passa un altro cammino: il sentiero Borromeo (bacheca)
Ci dirigiamo poi verso Cà Ranco, l’itinerario da qui in poi assume sempre più una valenza bucolica alla scoperta di sentieri, piccoli agglomerati, chiese sparse anche per non intaccare con altro il senso di nobiltà delle due cittadine visitate
Ed allora lambiremo i territori di Montecopiolo, possiamo raggiungere il Castello oppure tenerci più a est e continuare immersi nel bosco.
Qui non è inusuale incontrare cerbiatti, la terra e morbida e si impasta bene, senza impiastricciare troppo il carro armato dei nostri copertoni, ci consente una progressione sicura e silenziosa, il tutto per assorbire meglio un territorio che vivendolo a piedi e in bicicletta riusciamo a comprendere, la distanza percorribile ci permette di capire l’importanza strategica di città come Macerata Feltria e Monte Cerignone, adesso diremmo a poca distanza, un tempo avremmo affermato raggiungibili con i mezzi in nostro possesso. Questo essere “a misura” ha definito per secoli assetti territoriali.
Sbuchiamo dal sentiero all’altezza di Cà Moneta e Monterotto, chiese dall’aspetto imponente ma che richiederebbero una ristrutturazione ci rimandano l’importanza passata di questo luogo, zona dedita da sempre alla pastorizia, quindi fanno bella mostra mucche di razza marchigiana.
Dopo Monterotto proseguiamo per un altro sentiero e poi carrareccia, a farci da stella polare è l’isolata chiesa di Sant’Arduino, eretta su uno sperone calcareo, domina la scena sulla sinistra, a destra poco più avanti Pietrarubbia non vuole essere da meno ergendosi sul suo sperone roccioso.
Purtroppo l’accesso alla Chiesa di Sant’Arduino, pericolante ma di fascino, ci è precluso, da una parte il sentiero è chiuso dall’erba alta e rovi, dall’altra, quella ufficiale, da un cartello di proprietà privata.
L’itinerario si avvia alla conclusione, lambiamo Mercato Vecchio per poi dirigerci spediti verso Est, dopo mucche, sentieri di campagna, vedute agresti non possiamo che ammirare le linee pulite, eleganti di una intramontabile signora, che nei secoli ha perso lentamente la sua importanza, ma chissà, che nuovi modi di vivere o turismo slow non possano riportare alla ribalta Macerata Feltria e centri simili a lei; o ancora più auspicabile, rientrare in quei “luoghi del cuore” che ognuno di noi custodisce dove, si sente un po’ a casa.

Bibliografia
Daniele Sacco – La Provincia dei Cento borghi Vol. 4 – Edizione Metauro
Touring Club Italiano – Pesaro, Urbino e Provincia – Touring editore
Carta dei Sentieri APT Urbino – Monte Carpegna – Comunità Montana del Montefeltro

Sitogfrafia:
http://www.comune.montecerignone.pu.it/
http://www.maceratafeltriaturismo.it/
http://www.cm-carpegna.ps.it/id/3403/15492.aspx
http://www.turismo.pesarourbino.it/elenco/borghi/pietrarubbia-c-boso-e-santarduino.html

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