Itinerario il Dotto, il Battista e il Povero

Il Dotto, il Battista e il Povero

L’itinerario si sviluppa in un territorio dove si concentrano pievi e conventi millenari, intitolati a San Girolamo, San Giovanni e San Francesco. Il percorso interamente su asfalto permette di visitare borghi e comuni importanti, dove promozione turistica, mercato settimanale e servizi al cittadino rendono il luogo vivibile e non solo una bomboniera confezionata ad hoc per il turista. Antiche maestranze artigiane tramandano mestieri di altri tempi, diffondendo cultura, lavoro e meraviglia.

Località di partenza: Belforte all’Isauro
Località di arrivo: Belforte all’Isauro
Lunghezza: Km 30,100
Difficoltà: facile
Bicicletta consigliata: tutte

Descrizione

“Castello del Foglia” era il nome di Belforte all’Isauro, probabilmente il più antico maniero del Montefeltro sorto tra il XI e XII secolo e faceva parte della provincia ecclesiastica della Santa Sede di Massa Trabaria.
Il castello, come lo vediamo oggi è frutto di vari rifacimenti, i più importanti sono quelli di Francesco di Giorgio Martini su commissione di Federico da Montefeltro e poi nel 1500, ser Francesco Valentini, notaio, cancelliere del comune e ricco possidente, fece costruire un grande caseggiato nel borgo, ai piedi del castello, con eleganti corniciature di porte e finestre, tanto fiero che vi iscrisse orgogliosamente il proprio nome e un motto “Virtute Dei opera et parsimonia” (lavoro e risparmio).
Il Castello del Barone di Beaufort,di origini longobarde (VII secolo) conserva ancora le sue forme originarie. Fu donato alla comunità di Belforte All’Isauro nel 1874 dal Barone prussiano Federico Gaspare Hermann von Teanneret, Barone di Beaufort. Ebbe un primo restauro alla fine del 1800 per poi essere ristrutturato dalle Belle Arti alla fine del 1900. Nel 2011 è stato adattato, senza stravolgerne i contenuti e con tematiche antroposofiche in Residenza d’epoca. La struttura è ubicata nel comune di Belforte all’Isauro, al confine esatto tra Marche e Toscana.
Belforte oggi appare come un borgo calmo e silenzioso a mezza via tra Marche e Toscana, come un adolescente fatica a trovare una sua direzione e precisa vocazione, ma il territorio che lo circonda è ricco di antiche testimonianze, tradizioni perpetrate nei secoli e nuovi approcci alla vita attuale.
Approfittiamo di una via secondaria, frequentata quasi unicamente dai residenti della frazione di Viano, così possiamo scorgere oltre al paesaggio e architettura caratteristici del luogo, anche i volti di queste genti.
Tratti spiccatamente toscani, persone di montagna, educate ma schive, custodi del loro isolamento e della storia vissuta in un piccolo borgo, abituati al stretto contatto con una natura possente, con edifici ecclesiastici antichi e lapide ai caduti del secondo conflitto bellico, posta sul muro di cinta con la stessa naturalezza di una pianta di capperi.
Tra campi coltivati e vedute aeree sulla Carpegna arriviamo poi al Mulino di Frontino, orgoglio e vanto di questi luoghi, non solo assolveva alla sua nutritiva funzione, ma era anche posto a difesa del fiume Mutino in un punto di passaggio.
Saliamo verso Frontino, ma non certo serbando in cuore un certo timore, perché malgrado siano passati secoli ancora i villici vanno fieri delle gesta di allora. Immaginatevi una notte uggiosa di autunno nell’anno del Signore 1451, di solito queste lande sono teatro di guerra tra Malatesti e Montefeltro, ma in questa stagione è buona norma darsi una tregua per riprendere la belligeranza in primavera.
I Malatesta però rompono il patto di tregua e attaccano il castello di Frontino, con estrema abilità superano le mura di cinta ed i soldati di guardia, servendosi dei lucchetti posti fuori dalle abitazioni sbarrano le porte delle case con i frontinesi dentro.
Tutto va per il meglio, l’assalto è quasi completato ma i soldati romagnoli non fanno i conti con quanto può essere apprensiva una madre, in particolar modo se il frutto del suo grembo è in dolce attesa. Così questa mamma in ansia si reca dalla figlia per vedere come sta e si accorge di strani rumori e movimenti, scatta l’allarme!
I Frontinesi non potendo uscire dalle abitazioni spogliano queste di tutti gli oggetti che possono servire per offendere il nemico, salgono sui tetti e mitragliano gli invasori a suon di coppi e pianelle. Il castello è salvo.
Questa estrema difesa valse ai Frontinesi gli elogi del Duca Federico e l’esenzione dei tributi per ben 10 anni; il 9 novembre viene ricordata l’impresa nella Chiesa di San Paolo con grandi festeggiamenti.
Frontino va comunque goduta nella sua serenità e agiatezza, balcone ottimale sul Montefeltro, all’interno delle sue mura con caparbietà resiste la cura sistematica del luogo, un emporio di generi alimentari e le poste, quest’ultime aperte tre giorni alla settimana. La volontà di non arrendersi al nemico “spopolamento” è evidente.
Altro giro di pedali, altro gioiello! Poco distante da Frontino sorge il Convento di San Girolamo, vi dimorarono frati che tradussero e tramandarono testi di grande valore per tutta la cultura occidentale.
Alla sua fondazione la chiesa fu dedicata a “Santa Maria Gratiarum”, seguendo l’usanza dell’ordine che ad essa dedicarono le loro prime chiese, poi nel 1540 divenne ufficialmente intitolata a San Girolamo, raffigurato con il suo iconografico libro nella tavola dell’altare maggiore dipinta da Giovanni Bernardino da Longiano.
Dal dotto San Girolamo ci spostiamo verso il Battista, ed ecco alla nostra destra in pieno stile romanico, apparire la Pieve di Carpegna dedicata a San Giovanni. Altro luogo di pace, abitato dai camaldolesi, risale all’anno 1000.
Poco distante troviamo in un piccolo capannone un’attività artigianale rinomata e antica, che si tramanda per ben 6 generazione: l’Antica Stamperia di Carpegna, che stampa su tessuti motivi ornamentali.
Non solo ammiriamo il lavoro di Emanuele ma, se rimaniamo in zona per qualche giorno, accordandosi con lui, possiamo nel rispetto della tradizione e dei tempi di lavorazione metter mano direttamente ad un tessuto e stamparlo nei decori e colori che preferiamo, provare per credere.
Il nostro spirito esperenziale inoltre può, se dovessimo capitarci di martedì, fare un’altra bella scoperta: il mercato per la via centrale di Carpegna. È un mercato settimanale che può sembrare scontato se non si fa attenzione alla gran quantità di furgoncini che vendono porchetta e pesce, fritto soprattutto, particolarmente apprezzato dai Carpegninesi.
Tutto si anima, è in movimento ed è interessante notare come invece due elementi architettonici tipici del luogo non si scompongano affatto, forti di tante cose viste. Il Palazzo dei Principi vede sventolarsi davanti tovagliati ed effluvi di croccante alle mandorle ma non perde la sua eleganza né compostezza. Così è per la fontana alla sua destra, la vasca di raccolta acqua conteneva i resti di un misterioso e mastodontico guerriero, figuriamoci se qualche completino di biancheria intima o una borsa più o meno griffata possa intaccare la sua sepolcrale sicurezza.

Ma dal pagano ritorniamo al sacro, e dopo il Dotto ed il Battista, ci attende il Poverello. Il convento di San Francesco a Montefiorentino forse è il luogo più raccolto e denso di spiritualità dell’itinerario. Saranno le linee pulite, la semplicità francescana o quel tocco di arte che il conte Carlo Oliva ha voluto donarci facendo costruire la cappella per i genitori, sarà una pala della “Madonna con bambino” di Giovanni Santi o un chiostro silenzioso e luminoso custode di due pozzi, e ancora il giardino curato e piantumato dedicato alla preghiera, o l’imponenza di cipressi, pini neri e abeti del Caucaso che cingono il viale di ingresso, ma è un luogo difficile da abbandonare, impossibile da dimenticare.
Riprendiamo il cammino, lambiamo San Sisto, che deve la sua fama al fungo, ed ogni anno vi si svolge l’appetitosa Sagra.
Infine ritorniamo con una piacevole discesa a Belforte, se volessimo proseguire ancora per qualche decina di metri verso Lunano non potremmo non imbatterci nella caratteristica “edicola Lucarini”, un monumento religioso edificato alla fine dell’800 dall’artigiano Pietro Lucarini di Belforte, è interamente in cotto con raffinate lavorazioni di mattoni. Piuttosto unico nel suo genere vuole rifarsi all’antica tradizione delle edicole presenti agli incroci viari, unendo tradizione e ricerca del bello e vivibile.

Bibliografia

Sitografia
https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-beaufort-belforte-allisauro-pu/

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