Grotta di Santa Lucia

GROTTA (EREMO) DI SANTA LUCIA

AVVICINAMENTO

Questa grotta è veramente unica nel suo genere. La sua origine e il suo rapporto con l’uomo la rendono diversa da tutte le altre. Ma prima di descriverne l’origine e la peculiarità vediamo come la si può raggiungere.
Superato Piobbico, direzione Acqualagna, dopo 1 km occorre prendere a destra la strada per Rocca Leonella e Secchiano. Superato di poche centinaia di metri l’abitato di Cardella, la strada (al km 7) supera un compluvio con un’ampia curva retroversa. All’inizio della curva occorre salire, a piedi, sulla stradicciola a destra, in salita. Percorsi 500 m si manifesta un palese bivio sulla sinistra. Qui il percorso diviene un sentiero ancora in salita che in una ventina di minuti conduce alla grotta-eremo di Santa Lucia.

La Grotta di Santa Lucia si è formata su una piega tettonica molto acuta che ha interessato gli strati sedimentari della formazione della Scaglia. La piega ha schiacciato e frantumato il fragile orizzonte detto Livello Bonarelli, un sottile strato di scisti bituminosi sedimentato circa 93 milioni di anni or sono in un fondale divenuto anossico e che quindi ha consentito alla materia organica di non mineralizzarsi e giungere sino a noi. Quei neri scisti sottilmente fogliettati e ricchi dei composti organici del carbonio sostengono una combustione.

ORIGINE DELLA GROTTA

A differenza della maggior parte delle grotte del Nerone questa singolare cavità ha una origine molto particolare e almeno in parte dovuta ad azione antropica. Circa 93 milioni di anni fa un fenomeno di portata planetaria ha fatto si che nelle acque dei mari si fermassero le correnti e i rimescolamenti orizzontali creando fondali privi di ossigeno. Il fenomeno riveste oggi particolare interesse poiché quella situazione sembrerebbe essere stata determinata da un riscaldamento globale, argomento quanto mai attuale visto il rapido aumento delle temperature medie cui stiamo assistendo negli ultimi decenni. Quando le cose si sono normalizzate normali sedimenti si sono sovrapposti a circa un metro di sedimenti organici non ossidati. Alcuni milioni di anni fa la tettonica ha riportato alla luce questo peculiare orizzonte stratigrafico che col suo colore nerastro fa da riconoscibile marcatore per l’Appennino umbro-marchigiano. I fragili scisti bituminosi si sono sfaldati nella stretta di una acuta piega nella faglia prossima al passaggio tra Scaglia Bianca e Scaglia rossa. Quello strato è stato studiato a fine ‘800 dal geologo eugubino Guido Bonarelli, e col nome del suo scopritore è oggi noto quel livello. Ma per trasportare all’esterno quei frammenti non credo sia bastata una azione naturale. Penso che certi animali e più decisamente l’uomo abbiano con facilità trasportato fuori della cavità i detriti per creare il volume ipogeo che vediamo oggi. La motivazione è sicuramente stata quella di farne quel luogo di ritiro e di culto di cui oggi ammiriamo i resti.

L’EREMO

Risalgono a tempi lontani il rudimentale altare, o tabernacolo, e l’affresco che lo sormonta dedicato alla martire Lucia di Siracusa, martire cristiana di inizio IV secolo durante la grande persecuzione voluta dall’imperatore Diocleziano: Lucia è divenuta Santa protettrice della vista in virtù del nome che deriva dal latino lux (luce). Infatti prima della riforma gregoriana il 13 dicembre era il giorno più corto dell’anno e da quel giorno rinasceva la luce, metafora della vista.

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BIBLIOGRAFIA
Bani M. 1989 – Monte Nerone. Grafica Vadese, Sant’Angelo in Vado, pp. 266
Bani M. 2011 – Monte Nerone segreto. Anniballi Grafiche, Ancona, pp. 303

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