Grotta del Borghetto

GROTTA DEL BORGHETTO

STORIA

Questo grande antro di facile accesso è tra quelli noti da sempre alle popolazioni neroniane. Non è appropriato quindi tracciare una storia delle esplorazioni come si fa normalmente per le grotte, quelle che veramente si inoltrano nel ventre della montagna. Questo antro è fruibile a tutti, senza pericoli.

AVVICINAMENTO

Recarsi alla Grotta del Borghetto fornisce l’occasione di godere di una facile ed istruttiva escursione nella parte bassa della Valle del Presale. Un luogo dagli scorci molto suggestivi, naturalisticamente integri e dai risvolti culturali notevoli per gli appassionati di geologia e carsismo. Interessante infatti è sfruttare la combinazione dei sentieri 213 e 215 (13 e 14 nella carta originaria) per compiere una escursione tranquilla che consente di godersi lo spettacolo della valle con scorci sulla forra del Presale e con l’opportunità di notare come l’azione carsica agisca sui calcari ed abbia forgiato il paesaggio. Inoltre il sentiero 213 consente di risalire a ritroso tutta la storia sedimentaria della dorsale umbro-marchigiana fino al Calcare Massiccio del Giurassico che nella Grotta del Borghetto e nel suo intorno presenta eloquenti esemplificazioni di speleogenesi, cioè di come l’acqua generi grotte corrodendo la roccia.
Il sentiero 213 si avvia su una stradicciola che parte dal piccolo cimitero di Rocca Leonella. Quando la stradicciola diviene sentiero i carotaggi che si succedono negli strati rocciosi sulla destra testimoniano dello studio geologico operato per costruire la storia sedimentaria di questa parte dell’Appennino. Superata una passerella sospesa, scendendo verso il Fosso Presale all’altezza di una diga crollata se ne può ammirare l’inizio della parte più incassata, frequentata dai torrentisti. I calcari qui mostrano in maniera eloquente le conseguenze del fenomeno carsico. Poco più a monte si attraversa il Presale e il sentiero sale con stretti tornantini e poi spiana per incontrare il sentiero 215, che occorre imboccare. Subito ci si trova in una ripida discesa immersi in una apoteosi di corrosione carsica con le pareti traforate da piccole grotte e modellate dalla corrosione.
Usciti dalla piccola gola, poche decine di metri in tutto, occorre deviare a destra in salita su una brevissima traccia che porta velocemente davanti all’ingresso della Grotta del Borghetto.
Per il ritorno è conveniente scendere dal sentiero 215 fino a ritrovare la strada asfaltata e chiudere il cerchio. I’itinerario si presenta particolarmente adatto per una didattica naturalistica.

ORIGINE DELLA GROTTA

La Grotta del Borghetto e diverse altre piccole grotte ubicate nell’intorno sono tronconi, ostruiti pochi metri all’interno, di condotte lunghe e importanti che attraversavano una vasta porzione di questo versante. Lo strato portante è sempre quello della maggior parte delle grotte del Nerone. Una discontinuità sedimentaria. Anche la Grotta delle Tassare, che si trova più in alto, è adagiata su questo strato, nella parte che non precipita in una frattura verticale, ed è possibile che in origine le sue gallerie comprendessero anche questi elementi. La Grotta del Borghetto è un segmento portato alla luce dall’erosione esterna che ha troncato le gallerie ipogee. Alla luce di questa ipotesi è stata raggiunta la parte alta della grotta con ardite arrampicate, ma la teorizzata prosecuzione è stata trovata chiusa da concrezioni calcaree.

INTERESSE NATURALISTICO

La grotta, essendo aperta anche in alto, resta illuminata e presenta temperatura e umidità variabili. Queste caratteristiche non la rendono condizionante e quindi importante riguardo la fauna cavernicola.
Vale la pena segnalare la presenza in prossimità dell’antro della rara salamandrina dagli occhiali (Salamandrina perspicillata), anfibio amante dell’umidità, endemico dell’Appennino e tanto raro e peculiare da essere scelto come logo dalla Unione Zoologica Italiana.

BIBLIOGRAFIA

Bani M. 1989 – Monte Nerone. Grafica Vadese, Sant’Angelo in Vado, pp. 266
Bani M. 2011 – Monte Nerone segreto. Anniballi Grafiche, Ancona, pp. 303
Pellegrini A. 2002 – Monte Nerone, nel regno della sala mandrina. Paleani Editore, Cagli, pp. 94
Fiacchini D., Pellegrini A. 2011 – Misure di conservazione per Salamandrina perspicillata (Savi, 1821) nelle Marche, in Pianura, 27, pp. 99-103

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