Grotta dei Prosciutti

GROTTA DEI PROSCIUTTI
Questa grotta è tra le poche ad essere conosciuta in epoche storiche, come quella di Nerone e del Borghetto. Consiste in un unico grande antro illuminato dall’esterno collegato ad una piccola saletta spesso allagata. Deve il nome alle peculiari e voluminose stalattiti che la caratterizzano che sono vagamente somiglianti a dei prosciutti (presciutti, in dialetto). Impossibile tracciare una storia della frequentazione di questa grotta, ma alcune scritte presenti nella saletta cui si accede da un piccolo passaggio in fondo all’antro, nonché antiche monete e altri piccoli oggetti rinvenuti nel riempimento, testimoniano di presenze risalenti ai secoli passati.
AVVICINAMENTO
Il riferimento è il Rifugio Corsini. Sotto il rifugio si estende, in discesa, il Prato del Conte. Bordeggiando in discesa il pascolo sul lato destro in pochi minuti si arriva ad una lingua di prato che si allunga verso l’Infernaccio. Appena sotto un bordo roccioso in cui precipita il prato si apre la Grotta dei Presciutti.

ORIGINE DELLA GROTTA
Il fenomeno carsico non forma sale ipogee isolate. Per immaginare l’origine della cavità occorre pensare a un tempo risalente a circa un milione di anni or sono quando la Valle dell’Infernaccio non era ancora stata incisa dal torrente e le acque scorrevano ad un livello superiore all’attuale ingresso della grotta. Le acque hanno approfittato di una discontinuità sub-orizzontale del Calcare Massiccio e hanno generato per corrosione lunghe condotte oggi presenti con tronconi superstiti nei due lati della Valle dell’Infernaccio. Le cavità ne hanno favorito l’approfondimento e oggi possono solo essere immaginate. Anche dietro le concrezioni che hanno chiuso la Grotta dei Presciutti devono essere vagheggiate gallerie inesplorate. In effetti prolungando idealmente nelle direzioni preferenziali le grotte che si trovano al di là dell’Infernaccio,nei Ranchi, si incontrano le aperture della grotte che si aprono al di qua della forra come la Grotta dell’Orso e la Grotta Eureka, ed è vero anche per la Grotta dei Presciutti.
LA VISITA
Una escursione verso questa grotta e la sua ricognizione interna non presentano pericoli particolari e possono essere alla portata di tutti. Come per altre grotte di facile accesso però è sempre consigliabile dare un senso didattico alla escursione e, specialmente se ci sono bambini, le spiegazioni di una guida o di chi comunque è un esperto costituiscono un importante arricchimento culturale. Associare aspetti ludici, senso di avventura e pillole di conoscenza costituisce il miglior mezzo per sensibilizzare alla cura e alla conoscenza dell’ambiente.
INTERESSE STORICO
Ricerche recenti hanno portato a considerare la Grotta dei Presciutti un probabile covo temporaneo della Banda Grossi, un gruppo di briganti che negli anni 1860-62 hanno imperversato nel pesarese con rapine e scontri a fuoco coi carabinieri piemontesi appena insediati. La Banda ha anche tentato di darsi una finalità di rivendicazione vaticana di quei territori. Due paia di forbici, prodotte proprio a metà del 1800, rinvenute recentemente in una vicina ed elusiva grotta testimonierebbero che quest’ultimo si trattasse di un nascondiglio sicuro in caso di sopralluoghi, essendo l’ingresso della Grotta dei Presciutti troppo evidente.
INTERESSE NATURALISTICO
L’antro della grotta, essendo facilmente accessibile dall’esterno e illuminato naturalmente non presenta un interesse peculiare riguardante le specie cavernicole. Alcuni esempi di specie adattate alla vita in grotta le si possono osservare nelle saletta adiacente all’antro principale, accessibile con uno stretto passaggio basso. Anche altri stretti diverticoli collegati alla grotta ospitano specie cavernicole. Come per qualsiasi altro ambiente la raccomandazione è sempre quella di rispettare ogni vivente che incontriamo e portiamo fuori solo fotografie.
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LASCIATE SOLO L’IMPRONTA DELLE SCARPE. PRENDETE SOLO FOTOGRAFIE.
IN PRESENZA DI PIPISTRELLI PASSATE RAPIDI, SENZA DISTURBARE.

BIBLIOGRAFIA
Della Genga F. 1907 – La storia della Banda Grossi. Montanari Editore, Fano, pp. 177
Bani M. 1989 – Monte Nerone. Grafica Vadese, Sant’Angelo in Vado, pp. 266
Bani M. 2011 – Monte Nerone segreto. Anniballi Grafiche, Ancona, pp. 303

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