Grotta dei Prosciutti

La cascata del Mulino della Carda è una delle piu’ alte della provincia di Pesaro e, con uno sviluppo di oltre 30 mt è anche una delle piu’ note. Non essendo raggiungibile che a piedi, la sua visione è riservata agli escursionisti o comunque a chi a voglia di farsi una passeggiata in un bel contesto dalle caratteristiche marcatamente montane.
I resti del Mulino, molto antichi e la fusione tra elementi naturali e l’opera umana, ormai completamente fusa con il contesto naturale, rendono il sito davvero straordinario.
Come tutte le nostre cascate montane è ammirabile nei due periodi di massima portata, ovvero in primavera ed in autunno, in linea col regime pluviometrico equinoziale dei nostri monti.
Anche d’inverno puo’ riservare belle sorprese quando, in occasione dei periodi di tramontana la cascata ghiaccia, offrendo uno spettacolo davvero affascinante.

Considerazioni
Il luogo è decisamente notevole (per non dire eccezionale) e non presenta segni di degrado propri di altri luoghi piu’facilmente raggiungibili. Ovviamente, la completa mancanza di cure non giova al complesso che, seppur lentamente, si degrada. Il sito appartiene alla vasta “tenuta Donati”, poi “Michelini Tocci” e ora appartenente ad una società privata locale. Ma è sempre stata chiamata “Tenuta della Carda” e si estende per c.ca 800 ettari, tra la dorsale silicea delle Serre e la strada statale Apecchiese, in località Sasso Rotto, lungo il fiume Biscubio, ai piedi del Nerone. Nonostante il luogo sia apprezzato dalla popolazione locale, il fatto che si tratti di una proprietà privata pone dei limiti alle possibilità di conservazione, che è affidata unicamente all’interessamento della proprietà stessa.
Negli anni 80 e primi 90 del secolo scorso vi era stato l’interessamento della provincia di Pesaro e Urbino per l’acquisto da parte dell’ente dell’intera tenuta, ma tale azione non riuscì ad andare a compimento.

descrizione
La cascata si sviluppa in tre salti, ma è senza dubbio il salto centrale quello che la connota. Un piccolo salto iniziale termina con una piscina di acqua limpidissima e al piede del salto maggiore si sviluppa un’altra situazione analoga.
Il substrato è costituito dalla scaglia rossa, una pietra calcarea tipica dell’Appennino Centrale Umbro Marchigiano. Tuttavia, oltre metà delle acque del fosso della Carda arrivano alla cascata dalla vicina dorsale delle Serre, silicea e già appartenente al dominio dell’Appennino Settentrionale. Questo aspetto è caratteristico di gran parte dell’area alto pesarese, dato che in questa provincia la facies geologica Umbro Marchigiana coesiste con quella Tosco Romagnola (il confine geo morfologico è stabilito al valico di Bocca Serriola). Alla Carda tale confine è netto ed evidente, con il mulino posto nella facies calcarea e la frazione omonima soprastante poggiata sulla faces silicea.
Il luogo è di grande fascino: la Valle del Mulino è stretta e incassata tra le pareti del Monte della Cardaccia e il piu’ alto ed incombente Monte della Carda Magna. Spesso il corso d’acqua non è visibile, tanto è incassato. Spettacolari muraglie di calcare fortemente fratturato in blocchi di piccole dimensioni, al punto da sembrare opera dell’uomo, bordano il torrente. Il sito del Mulino è spettacolare e sorprende chi vi si accosta per la prima volta: i ruderi del mulino si sviluppano in verticale, su tutto l’aggetto della cascata, che è molto stretta. Poco lo spazio per accostarsi e bisogna fare attenzione ai dirupi. Un considerevole (e bellissimo) avviluppo di edera ha garantito la stabilità dei ruderi, con un effetto avvolgente e sostanzialmente stabilizzatore.

storia
Il Mulino della Carda è antichissimo; nasce come indispensabile struttura di servizio per il castello della Carda, un complesso molto esteso, assai di piu’ di quanto farebbe pensare il sito, alpestre e dirupato sui fianchi, ma con un importante (ed estesa) perdita di pendenza nella parte piu’ elevata. Un effetto ottico di schiacciamento prospettico non permette, osservando la montagna da lontano, di percepire l’effettiva grandezza del falsopiano. Il castello, abbarbicato sullo sperone roccioso che sovrasta il mulino, era in realtà molto grande e al suo interno, tra le altre cose, vi era anche un monastero. Si tratta del luogo che diede vita agli abitati dei dintorni, tra i quali Serravalle di Carda e lo stesso Apecchio. Le origini del castello ( e del mulino) però non sono medievali, ma piu’ antiche, perchè verosimilmente nacque come struttura longobarda o addirittura romana, senza contare che altri gruppi etnici hanno abitato la zona in tempi ancora piu’remoti (Umbri e Celti). Per quanto riguarda le case del mulino, pietre accuratamente acconciate e ben squadrate costituiscono non solo le cantonate, ma anche le mura della struttura principale e degli annessi, conferendogli una stabilità che è stata garanzia di durata nel tempo. In genere, pietre ben conciate sono indice della presenza di maestranze molto esperte e di un cantiere che seguiva uno schema progettuale, In altre parole, è evidente che si tratta di una costruzione importante tanto quanto il soprastante castello (ormai diruto) e che fu seguita da mani esperte e professionali.
Salendo ai ruderi del castello, di cui sono rimaste le tracce delle mura perimetrali e i resti di alcune torri, ci si rende conto, con non poco stupore, di quanto fosse esteso e arroccato al tempo stesso.

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