Anticlinale Nerone – Catria

L’ANTICLINALE DEL MONTE CATRIA – MONTE NERONE

Introduzione

L’anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone è una struttura geologica prominente, orientata circa NW-SE con una continuità laterale di oltre 20 km, ed è parte della cosiddetta Dorsale Umbro-Marchigiana, una catena montuosa bordata dal Bacino Umbro a SW e dal Bacino Marchigiano Interno a NE. Questo elemento strutturale è caratterizzato dall’affioramento di rocce sedimentarie ascrivibili alla successione Umbro-Marchigiana, di età compresa tra il Triassico e il Miocene (da circa 215 a circa 11 milioni di anni fa).
L’anticlinale è quindi una struttura sia geologica che morfologica, che, data la sua notevole estensione, comprende varie importanti cime; da Sud a Nord le più rilevanti sono Monte Catria, Monte Acuto, Monte Tenetra, Monte Petrano e Monte Nerone. L’anticlinale è tagliata trasversalmente dalle gole di quattro fiumi, a partire da Sud: Sentino (Valdorbia), Burano, Bosso e Candigliano.
È possibile costeggiare e attraversare la struttura percorrendo la via consolare Flaminia che attraversa gli abitati di Cantiano e Cagli, e proseguendo lungo la strada provinciale di Rocca Leonella, che porta il visitatore verso la culminazione settentrionale della struttura presso l’abitato di Piobbico.
Salendo sulla cima di Monte Nerone, passando da Serravalle di Carda lungo la Strada Provinciale di Pian di Trebbio, e deviando verso sinistra in località Massa, si arriverà a Pieia. Da questa località è possibile osservare il quasi perfetto allineamento delle vette prima nominate che rappresentano, appunto, la culminazione della nostra anticlinale.

Anticlinali e Sinclinali e piccolo inquadramento geologico

Le anticlinali sono pieghe degli strati caratterizzate da una concavità rivolta verso il basso e contraddistinte da due fianchi che divergono dalla porzione centrale, detta cerniera, dove gli strati mostrano tipicamente giaciture (disposizioni spaziali degli strati) sub-orizzontali; proprio per questa conformazione la porzione più interna delle anticlinali, definita nucleo, è caratterizzata dalle unità più antiche della successione coinvolta nell’evento plicativo.
Un’altra tipologia di pieghe sono le sinclinali, che possiedono invece concavità rivolta verso l’alto e due fianchi che convergono verso la cerniera. Le pieghe possono avere differenti dimensioni, da millimetriche, a metriche (definite parassite) a chilometriche. Le pieghe nascono da sforzi di natura compressiva legati alla strutturazione di una catena montuosa, all’interno della quale è possibile osservare il susseguirsi di anticlinali e sinclinali. La formazione di anticlinali e sinclinali è strettamente correlata alla presenza di faglie inverse di importanza regionale, definite sovrascorrimenti.
Nel caso specifico dell’anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone, siamo di fronte a una struttura pluri-chilometrica di importanza regionale, asimmetrica, con un fianco orientale da sub-verticale a rovesciato, un fianco occidentale immergente verso ovest e una cerniera con giacitura sub-orizzontale. La formazione dell’Anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone è imputabile all’orogenesi Appenninica, che ha interessato la zona a partire dal Messiniano, ovvero circa 5 – 7 milioni di anni fa (Servizio Geologico d’Italia, 1972a; 1972b).
La successione Umbro-Marchigiana descrive la sedimentazione dal Triassico superiore al Miocene nell’omonimo bacino Umbro-Marchigiano.
Nel Giurassico Inferiore (200 milioni di anni fa), nell’area in cui oggi sorge l’Appennino era presente un’enorme piattaforma carbonatica tropicale, assimilabile agli ambienti che attualmente troviamo alle Bahamas, i cui sedimenti hanno dato origine alla formazione del Calcare Massiccio. Questa piattaforma carbonatica venne frammentata da faglie estensionali legate all’apertura della Tetide, un antico oceano. Queste faglie portarono alla formazione di un fondale molto articolato, caratterizzato da porzioni più rilevate o meno rilevate, denominate rispettivamente horst e graben (alti e bassi strutturali) (Santantonio, 1993). In questi due ambienti vigevano differenti stili di sedimentazione, che hanno prodotto due differenti tipologie di successioni definite in letteratura continue o bacinali (per i graben) e ridotte o condensate (per gli horst) (Centamore et alii, 1971). Le successioni tipiche degli alti strutturali, appartenenti al Gruppo del Bugarone, sono caratterizzate da una grande abbondanza di fossili e in particolare ammoniti. A partire da circa 140 milioni di anni fa (nel Cretaceo Inferiore) i dislivelli nel paleo-fondale marino furono livellati dalla formazione della Maiolica e non si riconoscono più differenze di sedimentazione nel bacino. La sedimentazione pelagica carbonatica è persistita fino al Miocene (circa 20 milioni di anni fa), quando si assiste a un graduale aumento della componente argillosa nelle rocce, legata allo smantellamento della catena alpina; a partire dal Miocene medio la sedimentazione diventa essenzialmente silicoclastica (argille e arenarie) ascrivibili alla formazione Marnoso-Arenacea. Questa formazione testimonia l’instaurazione di un bacino (avanfossa) al fronte della catena appenninica, che ospita i sedimenti formati dallo smantellamento della catena in sollevamento.
Le cime precedentemente citate rappresentano le culminazioni topograficamente più elevate dell’anticlinale e i suoi punti di massima curvatura (cerniere).
A causa dei processi erosivi, le unità più giovani della successione (Scaglia Bianca, Scaglia Rossa, Scaglia Variegata e Scaglia Cinerea) sono presenti solo lungo i fianchi dell’anticlinale, mentre le culminazioni sono caratterizzate da affioramenti di Maiolica o Marne a Fucoidi.
Quando questa seconda unità litostratigrafica predomina, è possibile osservare profili morfologici dolci (Monte Petrano), a causa della maggiore erodibilità delle litologie argilloso/marnose, che vengono facilmente alterate producendo depositi eluvio-colluviali.
Le unità caratterizzanti entrambi i fianchi della grande anticlinale sono fittamente piegati da pieghe parassite.
Le formazioni più giovani della Scaglia Cinerea affiorano nelle sinclinali adiacenti all’anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone, ovvero nelle aree pianeggianti che fiancheggiano la dorsale.
Proprio grazie all’azione erosiva dei corsi d’acqua già citati e lungo le meravigliose gole da essi scavati, è possibile osservare in maniera continua uno spettacolare taglio naturale che rivela le caratteristiche strutturali di tutta l’anticlinale a partire dal fianco occidentale, fino ad arrivare al fianco orientale, passando per il nucleo della piega, caratterizzato dai termini più antichi (Calcare Massiccio – Giurassico Inferiore lungo la Valle del Burano) della successione Umbro-Marchigiana. La perfetta esposizione di tutta la successione in numerose località ha attirato fin dal XIX secolo naturalisti, geologi e paleontologi da tutto il mondo (Zittel, 1870; Alvarez, 1989), richiamati da un meraviglioso patrimonio geo-paleontologico perfettamente accessibile. In particolar modo i primi studiosi dell’800 erano attratti dai numerosissimi affioramenti ricchi di ammoniti presenti lungo la dorsale. Ciò che ha reso ancora più speciale l’area di nostro interesse è la pluralità di paleo-ambienti esposti da questa anticlinale, dove affiorano sia successioni bacinali che condensate (di alto strutturale). Questa molteplicità di condizioni paleo-ambientali e paesaggistiche, ha reso l’area il luogo ideale per lo sviluppo di studi di sedimentologia, biostratigrafia e geologia strutturale (Centamore et alii, 1971; Cecca et alii, 1990; Passeri & Venturi, 2005; Tavani et alii, 2008). Infatti, molte delle sezioni tipo (sezioni di riferimento) delle formazioni ascrivibili alla successione Umbro-Marchigiana sono state descritte proprio nell’anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone. A ulteriore prova di come la zona sia stata veramente il fulcro dello studio di tali successioni, sta il fatto che i primi autori che vollero formalizzare i depositi condensati di alto strutturale, gli attribuirono il nome di “formazione del Bugarone”, derivato dall’omonima cava situata sul versante meridionale di Monte Nerone (Centamore et alii, 1971).

La valle del Burano
Un percorso ideale che permette al visitatore di apprezzare la conformazione dell’anticlinale del Monte Catria-Nerone è la via consolare Flaminia SS 3, che costeggia le sponde del Fiume Burano. Uscendo dall’abitato di Cantiano e superando Pontedazzo, è immediatamente possibile osservare degli strati di colore rosso intenso, che pendono verso sud-ovest. Questi litotipi sono ascrivibili alla Scaglia Rossa (Cretaceo Superiore – Paleogene; circa 90 – 60 milioni di anni fa). Proseguendo lungo la via consolare verso l’abitato di Cagli si scende stratigraficamente nella successione incontrando i termini man mano più antichi. Vale la pena alzare lo sguardo verso sinistra e osservare le morfologie erosive del fianco meridionale di Monte Petrano e in particolar modo il grande canalone inciso nelle Marne a Fucoidi. La natura policroma di questa unità dona al visitatore un piacevole contrasto cromatico rispetto alle verdi faggete e alle rocce bianche che caratterizzano le unità soprastanti e sottostanti alle Marne a Fucoidi. La presenza del canalone è imputabile al forte contrasto di erodibilità che esiste tra le rocce marnoso/argillose delle Marne a Fucoidi e i calcari, molto più duri, della Maiolica e della Scaglia Bianca.
Spostandosi verso l’interno della struttura, il visitatore noterà come l’inclinazione degli strati diminuisce man mano che ci si avvicina al nucleo dell’anticlinale.
Una piccola parentesi storica è d’obbligo, in quanto il visitatore passerà sopra un ponte romano, in parte interrato, detto anche “Ponte Grosso” o “Ponte Mallio” (Coordinate GPS: 43° 30′ 03.44” N, 12° 37′ 58.93” E). Il ponte è stato costruito in età tardo-repubblicana, rappresenta una delle opere più maestose costruite su quest’asse consolare ed è caratterizzato da una grande arcata con blocchi montati a secco. Il nome Mallio deriva da un’errata lettura di una targa eretta in memoria di M(arcus) Allius che ne curò il restauro in età augustea. L’arco, con un diametro di 11,66 metri, è costituito da 21 cunei intagliati e incastrati. I blocchi erano originariamente costituiti da un litotipo definito breccione o grigna, ma sono stati in parte sostituiti durante il successivo restauro, con elementi fatti in Corniola. Dal 1478 il ponte ospitava la chiesa di Santa Maria Santissima Annunziata, meta di pellegrinaggi ad opera di fedeli in venerazione dell’immagine della Madonna del Ponte. La chiesa è stata abbattuta a fine ‘800 per agevolare la viabilità.
Il visitatore si accorgerà di essere arrivato al nucleo dell’anticlinale in corrispondenza dell’imponente “cava di pietra” qualche centinaio di metri dopo il ponte. In questa località è possibile osservare il contatto stratigrafico tra Calcare Massiccio e Corniola con giacitura sub-orizzontale. Proprio accanto alla cava di Corniola è stato realizzato negli anni ‘50 un pozzo esplorativo denominato Pozzo Burano 1, che ha raggiunto una profondità di 2.494 metri, permettendo la scoperta delle cosiddette Anidriti di Burano, la formazione Triassica (oltre 200 milioni di anni fa) che caratterizza la base della successione Umbro-Marchigiana, mai trovata precedentemente in affioramento (https://www.videpi.com/videpi/videpi.asp).
Il boccapozzo del pozzo Burano 1 è osservabile nei pressi dell’area attrezzata del ristoro “Birra al Pozzo”.
Superata la cava la giacitura degli strati cambia repentinamente verso NE, permettendoci di capire come siamo ormai passati al fianco orientale della nostra anticlinale. Muovendoci verso Foci di Cagli attraverseremo nuovamente tutta la successione verso i suoi termini più giovani.

Gli Alti Strutturali
Oltre che nella valle del Burano, il Calcare Massiccio affiora anche in altre tre porzioni dell’anticlinale, a Monte Acuto, Monte Nerone e nel Corno di Catria.
Mentre il Calcare Massiccio che affiora nella valle del Burano testimonia la base della successione pelagica bacinale accumulata nei grabens giurassici, ed è riferibile alla “litofacies del Calcare Massiccio C”, il significato geologico delle altre emergenze di questa unità è completamente differente. Infatti, nelle altre località, il Calcare Massiccio corrisponde agli alti strutturali giurassici precedentemente descritti, ovvero a quelle porzioni di fondale che già nel Giurassico erano topograficamente più rilevate.
Grazie al dettagliato rilevamento di queste aree è stato possibile riconoscere la morfologia di questi alti. L’alto strutturale di Monte Nerone è considerato uno degli esempi più completi di queste situazioni, è uno degli alti strutturali più estesi dell’Appennino, ed è stata la palestra ideale per generazioni di geologi che hanno osservato gli effetti della tettonica giurassica e gli stili deposizionali dei sedimenti giurassici.
Cecca et alii (1990), tramite l’analisi di sezioni stratigrafiche, una biostratigrafia ad ammoniti di dettaglio e la correlazione della variazione di spessori delle unità pertinenti al gruppo del Bugarone, ha permesso di svelare la paleo-morfologia di questo imponente alto strutturale giurassico.

Al contrario Monte Acuto, altro alto giurassico, era una piccola cuspide carbonatica giurassica, così denominata per la sua paleo-morfologia appuntita. Gli studiosi hanno potuto accertare questo dettaglio poiché le unità afferenti al Gruppo del Bugarone, non affiorano con continuità formando spessi intervalli stratificati, ma sono presenti unicamente come “pozze” spesse pochi centimetri, deposte sui fianchi acclivi di questo alto strutturale.
Le aree circostanti a questi due horst, ovvero le valli del Bosso e del Burano, ma anche i monti Petrano e Tenetra rappresentavano invece i bacini più profondi (Santantonio & Carminati, 2011).

Altre piacevoli soste
Il visitatore potrà, entrando nell’abitato di Cagli, ammirare e visitare il bellissimo Torrione Martiniano, parte del sistema di fortificazione ordinato dal Duca Federico di Montefeltro per la difesa della città e fare un piacevole giro nel borgo medievale. Superato il torrione, sulla sinistra, parte la strada che conduce alla morbida ed erbosa cima del Monte Petrano. Vi consigliamo di salire per poter ammirare il paesaggio a 360°. Oltre alle altre cime dell’anticlinale che è possibile osservare verso sud est e nord ovest, si può osservare a nord-est la prominente Gola del Furlo, altra anticlinale profondamente incisa dalle acque del Fiume Candigliano. Nelle giornate particolarmente limpide la vista si spinge fino alle coste dell’adriatico, al Conero, alla cima del Monte Titano.
Un’altra sosta che vi consigliamo è presso l’abitato di Piobbico, dove, all’interno di Palazzo Brancaleoni è ospitato l’omonimo museo Civico Statale che ospita un’immensa collezione Geo-Paleontologica, raccolta nella zona dell’anticlinale del Monte Catria – Monte Nerone.

Bibliografia

Alvarez W. (1989) – Evolution of the Monte Nerone seamount in the Umbria-Marche Apennines: 2. Tectonic control of the seamount-basin transition. Bollettino della Società Geologica Italiana, 108, 23–29.
Cecca F., Cresta S., Pallini G. & Santantonio M. (1990) – Il Giurassico di Monte Nerone (Appennino mar-chigiano, Italia Centrale): biostratigrafia, litostratigrafia ed evoluzione plaeogeografica. Atti II Conv. Int. «Fossili,Evoluzione, Ambiente» (Pergola, 1987), 63-139.
Centamore E., Chiocchini M., Deiana G., Micarelli A. & Pieruccini U. (1971) – Contributo alla conoscenza del Giurassico dell’Appennino Umbro‐Marchigiano. Studi Geologici Camerti, 1, 1-89.
Passeri L. & Venturi F. (2005) – Timing and cause of drowning of the Calcare Massiccio platform in Northern Apennines. Boll. Soc. Geol. It., 124, 247-258.
Santantonio M. (1993) – Facies associations and evolution of pelagic carbonate platform/basin systems: Examples from the Italian Jurassic. Sedimentology, 40, 1039-1067.
Santantonio M. & Carminati E. (2011) – Jurassic rifting evolution of the Apennines and Southern Alps (Italy): Parallels and differences. Geological Society of America Bulletin, 123, 468-484.
Servizio Geologico d’Italia (1972) – Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000, Foglio 290 “Cagli”.
Servizio Geologico d’Italia (1975) – Carta Geologica d’Italia alla scala 1:50.000, Foglio 291 “Pergola”. Stabilimento L. Salomone, Roma.
Tavani S., Storti F., Salvini F. & Toscano C. (2008) – Stratigraphic versus structural control on the deformation pattern associated with the evolution of the Mt. Catria anticline, Italy. Journal of Structural Geology, 30(5), 664-681.
Zittel K.A., 1870. Studio geologico nell’Appennino Centrale. Bollettino del Regio Comitato Geologico d’Italia 1, 17-28.

Sitografia

https://www.videpi.com/videpi/videpi.asp

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