Tuber mesentericum Vitt.
Nome: da “mesentericum” (lat.), simile all’intestino (per il caratteristico andamento circonvoluto delle venature della gleba) (Vittadini, 1831).
Nomi volgari: Tartufo nero ordinario già tartufo di Bagnoli
Periodo di raccolta (L.R. 03 aprile 2013, n. 5): dall’ultima domenica di settembre al 31 gennaio.
CARPOFORO – generalmente di piccole dimensioni, è raramente più grosso di un uovo di gallina; di forma globosa con una classica e ben evidente depressione basale.
PERIDIO – verrucoso di colore nero, von verruche molto piccole, ordinariamente 2-4 mm, fitte e minute, ma con spigoli acuti.
GLEBA – grigio bruna, ma in alcuni esemplari anche di color grigio-giallastra o marrone, con venature bianche, chiaramente disposte a labirinto, simili alle circonvoluzioni dell’intestino.
PROFUMO – spiccato e caratteristico che ricorda il bitume o lo iodoformio (viene anche chiamato “fenico” per l’odore simile all’acido fenico).
SAPORE – non molto grato e leggermente amarognolo.
ASCHI – a sacco, contenenti uno-tre spore e a volte anche cinque.
SPORE – ellittiche o sub-globose di colore bruno, grosse 25-53 x 23-37 micron, reticolate alveolate, con creste membranose di diversa altezza (di primo ordine e di secondo ordine), spesso in anastomosi tra loro.
HABITAT – è una specie che ha il suo ambiente ideale nelle faggete, dove vegeta su suoli scuri, ricchi di sostanza organica, di potassio e di calcare. Le tartufaie sono sempre poste su pendici o dossi, in prossimità di erosioni. Le piante simbionti oltre al faggio possono essere il cerro ed il pino nero. A volte si ritrova, ma più sporadico, anche nei querceti misti di roverella e carpino nero. Non forma mai il “pianello” e la fruttificazione, autunno-invernale, presenta carpofori superficiali, per lo più isolati e di pezzatura non molto grossa.
È specie molto simile d’aspetto allo scorzone (Tuber aestivum Vitt.), da cui lo separano le caratteristiche delle spore al microscopio e, sul campo, il forte odore di fenolo. Poi con un’osservazione più attenta si possono osservare la depressione basale e le circonvoluzioni della gleba che lo differenziano ulteriormente e lo rendono forse il tartufo nero più facile da riconoscere.