Slow Tourism

Sentiero delle Ammoniti – Cagli

Slow Tourism – Sentiero delle Ammoniti

La Storia

Cagli si trova lungo la via Flaminia, che si addentra nella gola del Burano, mentre la parallela valle del Bosso, pur essendo anch’essa un passaggio verso l’Umbria e la Toscana, dal punto di vista viario costituiva un diverticolo della grande arteria. Cagli è l’antica “Cale”, da cui deriva “Calle” (toponimo all’origine di altri luoghi appenninici, come ad esempio alcuni valichi dell’Appennino Settentrionale (es. Calla, colla dei faggi, ecc.) In effetti si trattava di una città / presidio dell’area montana, dalla quale iniziava la parte più impervia per la traversata appenninica, attraverso le gole prima e sui passi montani poi. I ponti romani sulla Flaminia, i viadotti, le opere di sostegno reperibili sia nella valle del Burano che in quella del Candigliano, ci dicono chiaramente che questa arteria era una delle vie di comunicazione piu’ importanti dell’impero, un vero asse portante e connessione principale tra la penisola e la regione cisalpina e quindi verso l’area continentale. Molti secoli dopo, sotto il Ducato di Urbino, Federico da Montefeltro fece realizzare nel 1481 (dal famoso architetto senese Francesco di Giorgio Martini) un imponente sistema di fortificazione sul colle dei Cappuccini ( i leggendari “muri d’ Caja), purtroppo quasi del tutto scomparsa, con la notevole eccezione del Torrione Martiniano, vero e proprio simbolo della città.

Secchiano invece deve le sue origini, probabilmente, alla presenza di un’antica “villa”, una villaggio situato nel punto piu’ largo della valle, unica ampia apertura tra le gole a valle e a monte. Si tratta forse di un insediamento di origini longobarde ( alcuni toponimi e parole del dialetto locale avvalorerebbero la tesi). In ogni caso il luogo era strategico, essendo uno snodo orografico e stradale che consentiva di svicolare dalla Flaminia e di percorrere vie alternative, valicando quindi l’Appennino al Colle delle Macinare o alla Bocca Serriola. La comunità secchianese ha un suo posto al museo della Shoa’, assieme al cognome della persona che contribuì, assieme alla popolazione, a salvare, nascondendola a lungo, un’intera famiglia di origine ebraica durante il periodo oscuro delle leggi razziali.
La “Villa” di Secchiano (si chiama ancora così la università agraria locale) detiene ancora, in regime comunitario, vaste aree delle montagne che sovrastano il paese.

Il percorso

L’itinerario parte da Cagli e si sviluppa lungo il fiume fino oltre il villaggio montano di Secchiano. Si raggiunge Cagli sulla Flaminia (uscita ovest) e si cerca subito un parcheggio. Poi si supera il ponte su Bosso e si prende il sentiero che costeggia l’Albergo Ristorante “Tre Pozzi”. Il sentiero ha il fondo roccioso e fin da subito appare panoramico, dato che consente notevoli scorci sul fiume sottostante. Poco più avanti il sentiero attraversa aree prative alternate a lembi di bosco. È molto piacevole e comodo, perché pur attraversando aree ad elevata naturalità, si presenta pianeggiante e rilassante. In diversi punti si trovano accessi al fiume, che scorre incassato rispetto al piano di campagna sul quale si cammina. Giunti al Mulino di Secchiano, dopo la cascata, si sbuca sulla strada Cagli – Pianello, che si percorre per un tratto assai breve in direzione Cagli, per poi attraversare in corrispondenza di un caratteristico bar-chiosco. Si riprende il sentiero, che attraversa aree prative, per poi scendere nel fiume in corrispondenza di un punto chiamato “Saltatoio” (“Saltatò” in idioma locale). Il sentiero ora si tiene a bordo fiume, tra gli ontani e i salici ripari e solo dopo esce dall’alveo, con il fondo che ridiventa roccioso. Ci si trova quindi in corrispondenza di una lunga passerella di metallo, che scavalca il Bosso e che consente una suggestiva visione sul fiume sottostante. A sinistra sale una pista, che conduce fino ai giacimenti fossiliferi del “rosso ammonitico”, per raggiungere i quali occorre però sobbarcarsi una bella salita sul ripido fianco della valle. Per il rientro, si puo’ ripercorrere a ritroso la stessa via dell’andata, oppure salire un po’ sul fianco del Monte Petrano, fino alla omonima foresta demaniale ed alla località Cà Baldella, dalla quale si scende al Colle dei Cappuccini di Cagli e alla “Bandirola”, dove sorgono i resti della città originaria. Da qui si ridiscende fino al “Torrione” e quindi al parcheggio. La soluzione più semplice, tuttavia, consiste nell’organizzarsi con due auto, lasciandone una preventivamente parcheggiata sull’altro lato del fiume, ovvero della passerella di metallo.

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