Slow Tourism
Sentiero delle Acque, di guado in guado fino alla cascata della Gorgaccia
Il sentiero delle acque, parte da Apecchio e vi ritorna, con un breve anello di c.ca 7 km. Si sviluppa soprattutto all’interno della valle del Fosso dei Tacconi, uno degli affluenti del Biscubio, sub affluente del Metauro. Si tratta di un sentiero facile, con un dislivello modesto, di c.ca 150 mt ed attraversa terreni in prevalenza boscati. Si tratta insomma di un percorso adatto alle famiglie, per i vantaggi che offre: percorso prevalentemente all’ombra, lunghi tratti in piano, lunghezza non eccessiva. Ma la caratteristica principale è data dai numerosi guadi sul torrente (sette od otto, dipende da dove si decide di compiere l’ultimo attraversamento) e dalla presenza della “Gorgaccia”, un pezzo della valle fortemente caratterizzato dalla fondovalle piatto e soprattutto dalla presenza di una piccola cascata, che genera una piscina naturale. Insomma, quello che si dice “un luogo pittoresco”. I guadi sono comunque “attrezzati” con grosse pietre che, per la maggior parte dell’anno, permettono un facile passaggio da una riva all’altra del torrente. L’acqua è quindi la presenza quasi costante di questo itinerario.
Il percorso
Si lascia l’auto ad Apecchio, al parcheggio del camper service, quasi al centro del paese e facilmente individuabile. Si sale nel centro storico e si raggiunge il Museo dei Fossili e Minerali del monte Nerone, da dove comincia il sentiero (Sentiero 239, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/). Si entra quindi in un ombroso e monumentale viale di tigli, fino a raggiungere la millenaria chiesa di Santa Caterina di Alessandria. Sempre all’ombra, si raggiunge il Pian di Velluto, un viale erboso bordato dai tigli. In fondo al viale vi è una copiosa fonte di acqua solfurea, che proviene dalla foresta demaniale di Bocca Serriola. Subito ci si immerge in un ombrosissima strada sterrata che percorre un bosco di noccioli. Si giunge quindi in località Pisciolini, dove si superano, in successione, i primi due guadi, arrivando ad un “imposta” dove vi è un centro di accumulo, smistamento e commercializzazione di legna da ardere, caratterizzato dai tipici accumuli di legna di piccola pezzatura, da camino, ordinatamente disposta in lunghe cataste da uno o due metri di altezza. Superatolo, ci si immette di nuovo nel sentiero (Sentiero 239, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/), che scende in fondo alla valle, dove ci accoglie il terzo facile guado. Si cammina in piano sul fondovalle, passando altri tre guadi, tra spazi aperti e bosco, fino ai ruderi della casa “Il Fosso”, abitata fino alla fine degli anni sessanta e oggi allo stato ruderale. I resti del tetto mostrano le piote di arenaria ancora in bilico. Si prosegue su per la valle facendo un altro guado e quindi giungendo ad una catena, posta sull’ennesimo passaggio sul torrente. Un cartello vieta il passaggio ai mezzi motorizzati, mentre chi viene a piedi, in bici o a cavallo è il benvenuto (così è scritto). Poco dopo, sulla destra, appare la cascata della Gorgaccia. Nelle stagioni di passaggio (primavera e autunno) dà il meglio di sé e il luogo è davvero ameno. Si tratta di una piccola cascata, su un piccolo torrente, ma l’effetto scenico, nella stagione giusta, è assicurato. L’acqua della piscina (gorga)sottostante il salto roccioso ha un bel colore turchese azzurrino, che ben si intona con i colori della cerreta circostante. Si prosegue seguendo il sentiero, ora stretto, che costeggia il torrente. Nell’acqua limpida, tra gli ontani, possiamo scorgere piccoli pesci, macro invertebrati e libellule. Si giunge ad un bivio. Andando dritto il sentiero prosegue lungo il torrente e risale tutta la valle, fino ai valichi sullo spartiacque (Bocca della Croce e poi Bocca Serriola) verso Umbria e Toscana. Il percorso proposto invece, devia verso sinistra, e il sentiero inizia quasi subito a salire (Sentiero 238, https://webgis.altavalledelmetauro.pu.it/it/map/escursionismoperpassione/). La salita è quasi ininterrotta; i 150 metri (scarsi)di dislivello, in effetti, si superano tutti in un tratto solo. Dopo poco il sentiero spiana e si perviene ad una vasta radura, in località “La Serra”, ove sorge una bella abitazione rurale, munita di piscina. Se si hanno ancora energie, si puo’ piegare a destra ed attraversare il “pianellone”, radura alberata molto frequentata dalla fauna selvatica, che si percorre avanti e indietro. In quest’area vi sono dei piccoli stagni, che però disseccano nei periodi più secchi, specie in estate, mentre d’inverno possono risultare ghiacciati. Nelle stagioni “umide”, sono popolati da tritoni di varie specie e dalla caratteristica micro fauna degli stagni sorgivi e questo arricchisce non poco la biodiversità della zona.
Si passa accanto alla casa e si prosegue. Il sentiero comincia a scendere decisamente e in breve appare il Pian di Velluto. Dopo averlo raggiunto, si ritorna al punto di partenza. Nel centro storico di Apecchio, in piazza xx Settembre, si passa dinanzi al museo paleontologico di Apecchio (fossili e minerali del Nerone, ma non solo) e quindi si torna al parcheggio, ovvero al punto di partenza.