Rocca di Sassocorvaro

ROCCA DI SASSOCORVARO
Nell’entroterra di Pesaro, su un’altura che domina la valle del Foglia, incastonato tra le mura e le case di Sassocorvaro, si erge la Rocca Ubaldinesca di Sassocorvaro, progettata e costruita da Francesco di Giorgio Martini.
Una fortezza che costituisce lo spartiacque nell’ingegneria militare, a metà del ‘400, l’introduzione della bombarda obbliga un cambiamento radicale e le fortezze medioevali dai muri piatti, non reggevano la forza di questa temibile arma, sbriciolandosi all’impatto. L’ingegno di Francesco di Giorgio Martini in questa costruzione incontra le richieste, del suo proprietario, Ottaviano degli Ubaldini, chimico, astrologo e alchimista, braccio destro di Federico da Montefeltro, nonché presunto fratellastro.

STORIA

Storia

Sassocorvaro, l’origine del nome potrebbe derivare da “Sasso nido dei corvi”, viene citato con il nome di “Castello di Monte Rotondo” nelle prime fonti scritte che risalgono al 1061.
Nel 1200 è governato dalla potente famiglia locale dei Berardini ed era già da allora munito di cinta murarie. Nella prima metà del XIV secolo Sassocorvaro fu sotto il dominio della famiglia Brancaleoni, ma nel 1424 Guidantonio da Montefeltro, appoggiato da Papa Martino V mosse guerra ai Brancaleoni che chiesero aiuto ai Malatesta di Rimini. Nel 1430 Guidantonio occupa definitivamente il Castello e quando, nel 1464 Federico da Montefeltro ottenne il titolo di duca entrò in possesso anche di Sassocorvaro donandolo in feudo a Ottaviano degli Ubaldini.
Federico e Ottaviano governano il ducato di Urbino insieme, in una specie di diarchia, con il primo che era condottiero e uomo d’arme, il secondo studioso e uomo di diplomazia. Entrambi si impegnarono nel trasformare Urbino in una città rinascimentale e a rendere l’intero ducato sicuro dagli attacchi del più acerrimo nemico di Federico: Sigismondo Malatesta.
Così il Duca Federico chiamò a corte imminenti architetti e artisti, e tra questi il Francesco di Giorgio di Martini , a cui affida ben 136 cantieri nell’intero ducato, tra rocche, chiese e edifici pubblici.

Siamo a metà del ‘400 periodo passato alla storia anche per la transizione dalle armi bianche alle armi da fuoco, con l’introduzione della nuova arma: la bombarda. Così che i castelli medioevali costruiti per opporsi agli attacchi delle frecce di balestra sono ormai inadeguati e necessitano di importanti modifiche

LA ROCCA
La Rocca di Sassocorvaro è il primo esempio di fortezza militare ad essere costruita con i nuovi canoni derivati dall’esigenza di resistere alla bombarda. Da molti studiosi l’edificio è considerato un esempio unico per originalità e, da recenti studi, la rocca sembra possedere anche altri significati, che vanno ben oltre le necessità costruttive. Federico da Montefeltro dona il feudo di Sassocorvaro a Ottaviano degli Ubaldini, il nuovo proprietario della rocca è un uomo di cultura, esperto di chimica, astronomia e soprattutto alchimia. Si ipotizza, sulla base di studi dello storico Luigi Michelini Tocci, che la rocca per volere del suo proprietario Ottaviano, sia stata costruita seguendo anche i dettami dell’alchimia, tutta una serie di particolari e elementi presenti testimonierebbero ciò. La forma a testuggine, guarda il caso, rappresenta in alchimia, la pietra filosofale, la lentezza del carapace simboleggia il lungo tempo richiesto all’alchimista per portare a termine la “Grande Opera”, intesa come trasmutazione dei metalli in oro ma anche come elevazione dell’uomo, concetti che tra l’altro, ben si radicano nei valori rinascimentali cari a Federico da Montefeltro.

Francesco di Giorgio Martini incomincia i lavori intorno nel 1475, e l’obiettivo è far diventare la rocca contemporaneamente fortezza e palazzo signorile. Mentre l’esterno della rocca si presenta con queste possenti mura curvilinee di pietra in basso e mattoni nei piani alti dove si aprono piccole feritoie, varcata la porta di entrata sotto al torricino circolare, tutto si ingentilisce e alleggerisce.
A differenza dei castelli medievali la nuova rocca non ha più un ingresso frontale con ponte levatoio, sarebbe stata troppo visibile e facile da perforare per la bombarda ma come dice il Martini stesso: “si debba fare le porte in quella parte di fortezza che manco può essere da bombarde offesa…e che innanzi ad essa ci sia un rivellino” infatti a Sassocorvaro l’ingresso alla rocca è defilato, sul lato corto delle mura con un torricino a proteggerla.
Varcata la porta, in breve ci si ritrova nel cortile, dove troneggia lo stemma di Federico Ubaldino da Montefeltro diviso in 4 parti: un leone rampante: simbolo dei Brancaleoni, due parti coperte dalle fasce trasversali dei Montefeltro ed infine una testa di cervo con al centro delle corna la stella a 8 punte: simbolo degli Ubaldini.
Sempre nel cortile spicca la Torre Malatestiana a forma quadrangolare, costruzione antecedente di un maniero della Famiglia riminese, che viene inglobata dal Martini. costruzione che rimane, sembra per volere di Ottaviano incompiuta, come ogni “grande Opera” di alchimia. Solo successivamente, nel 500, quando la rocca passerà in mano alla famiglia Doria verrà terminata con la costruzione della torre “carenata”.
Sotto alla torre è presente una cisterna per l’acqua, da qui parte una scala a chiocciola, elemento architettonico più volte utilizzato e perfezionato dal Martini, sia nel palazzo ducale di Urbino sia nel Convento di Santa Chiara, che conduce al piano nobile. Il martini sosteneva che “la bontà delle fortezze sta nell’artificio della pianta, anziché nella grossezza dei muri”
Qui si aprono ambienti di varia metratura e destinazione, due vani solari speculari distribuiti ai lati dell’edificio, sono locali ampi e luminosi adatti alla biblioteca, allo studio e…alla crescita personale. Ottaviano era uno studioso e nell’arte alchimistica lo studio è uno strumento indispensabile per l’elevazione spirituale. Ma non solo, Ottaviano e Federico vengono rappresentati in un lunetta in bassorilievo, il duca del Montefeltro con i simboli dell’uomo d’arme: armatura ed elmo, mentre il fratellastro uomo di cultura e sapere viene raffigurato con una semplice tunica e alle sue spalle due libri: uno aperto e uno chiuso.
questo simbolismo si ritrova in diversi elementi architettonici e di significato all’interno della rocca, in un percorso di conoscenza che va dal sapere di molti(libro aperto) a quello per pochi Libro chiuso) che si raggiunge grazie ad un percorso iniziatico fatto di soglie(porte) e decisioni da prendere (sulle architravi delle porte sono scolpiti simboli che rappresentano forse simboli femminili e maschili)

Il primo vano solare che sembra sottintendere appunto il Libro aperto e collegato al secondo: il libro chiuso da un corridoio circolare che avvolge la sezione della Domus. Il corridoio benché presenti elementi caratteristici dell’architettura militare, rimane un luogo luminoso e arioso che sembra rafforzare ulteriormente la visione alchemica di Ottaviano: la sezione a cerchio rappresenta la perfezione e percorso in senso orario permette all’iniziato di ottenere energia positiva per elevarsi ulteriormente oltre al sapere acquisito nel primo vano solare, introducendolo, alla fine del corridoio al secondo vano solare, quello del libro chiuso , del sapere segreto.
Ritornando alle caratteristiche più materiali dell’edificio da sottolineare che il corridoio circolare, ben presto rivelò, proprio nella sua forma circolare, i suoi limiti, in quanto presenta uno scarso angolo di visuale che rende impotente o quasi la difesa. forse fu proprio questa caratteristica che spinse il Martini a non riportare la rocca di Sassocorvaro nel Trattato, ed è per lo stesso motivo che questa opera architettonica così particolare è passata alla storia come: “Il magnifico errore”.

La domus è costituita da un ampio salone che nel XIX secolo fu trasformato in teatro ma percorrendolo si comprende la funzione centrale, nella vita relazionale di corte, di tale spazio. Probabilmente nell’ipotetico percorso alchemico è qui che l’iniziato conclude il suo percorso di trasformazione, manifestando il suo cambiamento interiore. Inoltre questo ambiente in comunicazione con i due vani solari, conduce ad altri cinque vani adiacenti. anche qui le interpretazioni esoteriche sul significato simbolico e numerico rimandano agli stadi più elevati delle trasmutazione interiore ma sono ancora oggetto di studio.
di questi 5 vani sottolineiamo che vi è, in posizione centrale, una piccola cappella, mentre in un altro vano è stato ricostruito uno studiolo alchemico con ampolle, alambicchi, fornelli e libri per la trasmutazione dei metalli.
Ma il vano più interessante di tutti e tutt’ora oggetto di ricerche è lo studiolo di Ottaviano dove vi è un camino che è stato oggetto di studio da parte di ricercatori scozzesi di cultura celtica del Clan Sinclair, in quanto sulla traversa in pietra e sui piedritti del camino è presente il Green Man. il green man, in Italia è molto raro ma è un simbolo presente in chiese e castelli nell’Europa del Nord, a simboleggiare il legame inscindibile tra “uomo e natura”, la ciclicità e il rinnovamento di ogni cosa, compresa la rinascita dell’uomo. a sottolineare l’importanza di questo simbolo per il nostro studioso è una stampa, rinvenuta del Palazzo Ducale di Urbania, anch’esso proprietà di Federico, con riportato il simbolo nobiliare della Famiglia Ubaldini rappresentato dalla testa di cervo e la stella a 8 punte arricchito dal simbolo celtico del Green Man. Nella stampa c’è una armoniosa compresenza e continuità tra mondo animale, vegetale e umano, quasi a voler formare un Tutto, forse a voler tramandare quel messaggio di equilibrio tra uomo e natura e di elevazione dell’uomo così cara a Ottaviano e agli ideali rinascimentali.

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