Pieia, Chiesa di San Michele Arcangelo a Cerreto – Cagli
Se dovessi scegliere un posto magico, tra le tante località disseminate lungo il “nostro” Appennino calcareo non avrei alcun dubbio, il versante sud di monte Nerone. Aspra e ostile quest’area rappresenta il cuore selvaggio della montagna. Un ambiente roccioso caratterizzato dalla presenza di grotte, spelonche, ripari, cengie, archi di pietra, sorgive e risorgive, doline insomma, tutti gli elementi del carsismo vi sono qui rappresentati. Tra tutti questi elementi domina Fondarca, cioè “Fonte d’Arco” un luogo spettacolare e misterioso. Si tratta di un “monumento naturale” risultato del crollo del tetto di una grande caverna, di cui rimane l’imponente arco d’ingresso. Una grotta, denominata delle “Nottole”, sorta di pipistrelli, si apre proprio sotto l’arco in pietra. Questa è da diversi anni allo studio dell’ Università della Tuscia ed ha fornito indicazioni sulla sua frequentazione, probabilmente a scopo rituale e di culto, durante l’età del Bronzo.
All’interno di questo ambiente si inserisce il piccolo borgo di Pieia, uno dei villaggi piu’ remoti e isolati del Pesarese e delle Marche e per questo uno dei piu’ affascinanti. Pieia si trova all’interno di una “valle cieca”, cioè una normale valle fluviale all’interno della quale, ad un certo punto della sua storia geologica, si apri’ un inghiottitoio in grado di assorbire tutta l’acqua presente in superficie. In questo modo la parte a monte dell’inghiottitoio ha continuato ad approfondirsi, mentre la parte a valle si è inattivata. La valle è stata poi riempita dai detriti provenienti dallo smantellamento dei rilievi circostanti.
Proprio da Pieia ha inizio la nostra escursione in un ambiente particolare, dominato dalla mole del versante sud del Nerone, tra ghiaioni, piccoli torrenti spesso in secca (in particolare in questo periodo della stagione) e boschi misti con ornielli, carpini neri, querce e faggi nelle zone piu’ fresche ed ombreggiate. Ampie vedute si aprono su tutto l’anfiteatro roccioso e sui Sassi del Re e della Rocca, antiche testimonianze di un ambiente di 200 milioni di anni fa, mentre il borgo si fa sempre piu’ piccolo fino a scomparire dietro le pareti rocciose.
Il sentiero, che presenta alcuni tratti dove fare una certa attenzione, ci conduce fino al piccolo borgo di Cerreto che appare in perenne equilibro, abbarbicato com’è sul fianco della montagna. Si sbuca nella parte alta dell’abitato, chiamata Castello. Qui termina il bosco e iniziano i vasti prati del Nerone che si allontanano, a perdita d’occhio, verso le zone piu’ elevate della montagna.
Attraversato Cerreto, scendendo lungo strette vie e ripide scalinate, si imbocca la strada asfaltata che in breve ci conduce alla Chiesa di San Michele Arcangelo con vicino il piccolo cimitero. I primi documenti relativi a questa chiesetta, che si inserisce in maniera armonica nel contesto circostante, risalgono al 1203. Dalla chiesa si scende poi in pochi minuti alla “Tanella” dove si conclude l’itinerario.