La valle del fiume Bosso, Geologia e Paleontologia

La valle del Fiume Bosso e la sua rilevanza per lo studio della geologia e della paleontologia

Le ricerche geologiche nella valle del Fiume Bosso iniziarono fin dalla seconda metà dell’800, quando sotto la guida esperta del parroco di Secchiano Don M. Mariotti e del monaco di Fonte Avellana Don R. Piccinini il famoso Prof. geologo e paleontologo tedesco K. A. R. von Zittel venne in Italia nel 1868 diventando uno dei primi a studiare approfonditamente i giacimenti fossiliferi del nostro territorio.
In seguito, contributi importanti vennero dati da altri studiosi quali: G. Meneghini, A. Fucini, G. Bonarelli e R. Selli. In tempi recenti e anche ai giorni nostri, professori e studenti dell’Università la Sapienza di Roma di Perugia e di Urbino si sono avvicendati nello studio delle stratificazione della valle del Bosso e ricordiamo i lavori di F. Cecca, M. Santantonio, G. Pallini, S. Cresta, F. Venturi, R. Coccioni, A. Ferretti, P. Faraoni, A. Marini, e tanti altri a dimostrazione di quanto siano importanti per gli studi scientifici, gli affioramenti rocciosi dell’area.

L’origine delle rocce sedimentarie dell’Appennino è legata all’ambiente marino dove negli anni, si sono accumulati nel fondo, fanghi, detriti, e resti di organismi. A seguito di complessi processi fisici e chimici, gradualmente questi depositi si sono trasformati in rocce dure trattenendo i resti di organismi di allora: i fossili.
Le rocce più antiche dell’Appenino Umbro Marchigiano sono riferibili alle Anidridi di Burano, formazione rilevata con lo scavo del pozzo Burano, effettuato dall’Agip nella Gola del Burano, che giacciono sotto il Calcare Massiccio del Lias inferiore, deposto 200 milioni di anni fa.
La formazione del Calcare Massiccio caratterizza i paesaggi più pittoreschi dell’Appenino Umbro-Marchigiano: La Gola del Furlo, Il Sasso della Rocca di Monte Nerone, La Gola di Frasassi. Il Calcare Massiccio è costituito da banchi di spessore metrico. I fossili che si possono rinvenire nel Calcare Massiccio sono gasteropodi, lamellibranchi, brachiopodi ed ammoniti.

La Valle del Bosso come era 195 milioni di anni fà.
Le Formazioni rocciose del Giurassico.

Gli affioramenti più antichi della valle del Fiume Bosso sono riferibili alla formazione della Corniola (1) di età (Sinemuriano-Pliensbachiano)199-183 milioni anni che si presenta come una micrite grigia, molto omogenea, stratificata regolarmente in strati di 20-40 cm. è presente selce in noduli e liste. La Corniola contiene molti orizzonti ad ammoniti, associati a belemniti, nautiloidi, crinoidi, echinoidi, gasteropodi, lamellibranchi e brachiopodi. Seguono in successione temporale le seguenti formazioni:

Rosso Ammonitico (2) (Toarciano) 183-174. Questa formazione risente ancora della presenza di una certa quantità di argilla, ma è tipica per la colorazione rossa. Il Rosso Ammonitico è costituito da livelli alterni di marne e calcari rossi. Il tenore di argilla diminuisce verso l’alto fino a sparire a circa metà dello spessore. Il nome della formazione deriva dalla abbondanza di ammoniti, ma si possono trovare anche aptici, belemniti, brachipodi, e lamellibranchi del genere Posidonia.

Calcari e Marne a Posidonia (3) (Aaleniano-Bajociano) 174-168. La sedimentazione totalmente calcarea si ripristinò nell’Aaleniano con una litofacies ancora marnosa nella sua parte basale. Sono presenti abbondanti gusci di lamellibranchi estremamente sottili (Posidonia o Bositra Buchi). Oltre ai citati lamellibranchi si possono trovare ammoniti ed aptici.

Calcari Diasprigni (4) (Bathoniano, Kimmeridgiano) 168-152. Seguono ai Calcari e Marne a Posidonia talora con forti lacune e sono presenti solo nelle sequenze estese o intermedie. Generalmente non contiene macrofossili tranne il ritrovamento di un ittiosauro nei pressi di Genga (An).
Calcari a Saccocoma ed Aptici (5) (Kimmeridgiano sup.-Titonico medio) 152-145. Contengono aptici interpretati come opercoli o come parti dell’apparato masticatore di ammoniti.

Le Formazioni rocciose del Cretaceo.

In questo intervallo di tempo il Dominio Umbro-Marchigiano rimase in un ambiente di sedimentazione pelagico e seguono in continuità di sedimentazione le unità giurassiche.
Maiolica (6) (Titonico sup.-Aptiano inf.) 145-125. La Maiolica è formata da calcari micritici bianchi, ben stratificati, con selce grigio-nerastra. Può contenere ammoniti, aptici e brachiopodi (Pygope).
Marne a Fucoidi (7) (Aptiano-Albiano) 125-100. Sono formate principalmente da marne e argille marnose varicolori e da calcari e calcari marnosi. I livelli di argille marnose nere (black shales) sono molto frequenti. Contiene rare ammoniti e resti di pesci provenienti dal Livello Selli.

LE AMMONITI E LA DATAZIONE DELLE ROCCE

Come abbiamo accennato nelle pagine precedenti, per la loro grande diffusione nei sedimenti marini di tutto il mondo e la loro rapida evoluzione, con numerose variazioni nella morfologia e nell’ornamentazione della conchiglia, le ammoniti sono fossili guida di eccezionale valore, e sono utilizzate assieme ad altri fossili, in stratigrafia per la datazione delle rocce sedimentarie dal Paleozoico superiore a tutto il Mesozoico. Indagando gli stati rocciosi di una nostra montagna, alle pendici del Monte Nerone, si sono reperiti centinaia di fossili. L’ammonite più antica rinvenuta negli strati rocciosi della Corniola del Fiume Bosso risale a 199 milioni di anni, mentre i gusci calcarei degli Inoceramus rinvenuti nella Scaglia Rossa hanno 95 milioni di anni. Queste montagne milioni di anni fa erano fondali marini, che sono poi emersi 10 milioni di anni fa a seguito dell’orogenesi. Negli strati si possono rinvenire, Ammoniti, Brachiopodi, Nautiloidi, Pesci, e tante altre specie fossili utili per la datazione delle rocce. Questa montagna, si è formata in 100 milioni di sedimenti e ogni pietra racchiude una storia di vita passata.

Le prime ricerche geo-paleontologiche di Don Mariano Mariotti parroco di Secchiano, naturalista geologo e paleontologo.

Don Mariano Mariotti (Cagli 1823 – Secchiano 1876) fu il primo studioso che intuì l’importanza geo-paleontologica degli affioramenti rocciosi della Valle del Fiume Bosso. Diverse sono state le mostre e i convegni per illustrare e studiare le sue collabo-razioni con gli studiosi del tempo e la sua collezione che è ora esposta in parte, al Museo Archeologico e della Via Flaminia a Cagli.
La collezione scientifica del Mariotti, fu in parte inviata dallo stesso Mariotti all’Università di Pisa, dove insegnava il famoso paleontologo Giuseppe Meneghini, con il quale collaborò per tanti anni e una parte consistente restò a Cagli conservata presso il Museo Civico locale. Oltre alle scoperte scientifiche, e alle proficue collaborazioni, che Don Mariano tenne con i più importanti studiosi italiani e stranieri del tempo, è importante evidenziare l’amore e la cura che mise nella pulizia e conservazione dei fossili che trovava, e le minuziose annotazioni dei siti fossiliferi. Le ricerche di Don Mariotti iniziarono nel 1862, e fu sicuramente don Raffaele Piccinini monaco di Fonte Avellana, che in quegli anni si occupava, sia dello studio botanico delle erbe del Monte Catria, ché degli aspetti geologici e dello studio dei fossili locali, ad instradarlo versa questa passione.
Il Piccinini collaborava attivamente con il professore Giuseppe Meneghini del-l’Università di Pisa, che in quegli anni stava studiando e pubblicando materiale sulle ammoniti dell’Appennino Centrale, e della Lombardia. Il Piccinini, mise in contatto Don Mariotti con il Meneghini, che da quel momento, lavorarono insieme per più di dieci anni. Durante questi anni, Mariotti inviò a Pisa un gran numero di fossili, che vennero poi utilizzati dal Meneghini per i suoi tanti studi pubblicati negli anni seguenti.
Il Mariotti, collaborò attivamente anche con Antonio Stoppani, (Lecco 1824 –Milano 1891) e con Giuseppe Scarabelli, (Imola 1820 – Imola 1905) geologo, paleontologo, e politico italiano che ebbe un ruolo di primo piano nell’affermazione degli studi geologici e paleontologici in Italia. Lo Scarabelli, studiò la geologia dell’Appennino, e venne accompagnato in varie escursioni dal Mariotti che gli segnalò le sezioni geologiche caratteristiche e i vari siti fossiliferi.
Altra collaborazione importante, fu con il professore tedesco Karl Alfred Zittel dell’Università di Monaco di Baviera, che venne appositamente in Italia nella primavera del 1868, e che per molti giorni visitò assieme al Mariotti, allo Stoppani e al Piccinini, le montagne del Furlo, Pietralata, Catria, Nerone e la montagna di Secchiano. Oltre a queste collaborazioni, dall’esame della collezione, sono emersi ammoniti e fossili provenienti dalle località più importanti d’Europa e d’Italia, facendo presumere, una intensa attività di scambio con i gabinetti scientifici del tempo.
Il personaggio Mariotti non può che ispirare ammirazione per il modo in cui si inserisce nel mondo vasto della ricerca scientifica con tutta la sua curiosità e dedizione. Ci ricorda un altro sacerdote, Don Domenico Rinaldini “Dondò” parroco di Piobbico, anche lui ispirato dal fervore della ricerca di ammoniti in ogni anfratto del Monte Nerone. La sua collezione ha avuto maggior fortuna essendo esposta da subito nelle stanze del palazzo Brancaleoni di Piobbico. Evidenziare e curare le cose belle ed importanti del nostro territorio non possono che far bene a tutta la comunità che deve e può riconoscersi con orgoglio, in queste persone del passato che con umiltà e passione hanno apprezzato ed amato i luoghi che ci circondano e dove viviamo tutti i giorni.

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