Ecomusei delle Marche

Elenco Ecomusei Marche

1) Ecomuseo del Litorale pesarese

http://www.museomarineriapesaro.it/index.php/it/museo-fuori-di-se-l-
ecomuseo-del-litorale-pesarese

L’ecomuseo propone un particolare lettura della fascia costiera della Provincia di Pesaro
Urbino e del suo patrimonio che prende ispirazione dai presupposti operativi del progetto
AdriaMuse di valorizzazione delle strutture museali già esistenti, da esplorare, in questa
nuova visuale, attraverso i segni della civiltà adriatica.
Con l’ ‘Ecomuseo’, punto di arrivo dell’evoluzione del concetto museo, si intende infatti
attivare, coinvolgendo una vasta area compresa tra Gabicce Mare e Marotta, una strategia
museale innovativa indirizzata a far emergere identità locali antiche e recenti, a recuperare il
senso di appartenenza, a favorire il turismo e altre forme di economia legata ad un buon uso
dei beni culturali.
Si tratta di tradurre valori e saperi della storia dei luoghi, opportunamente interpretata, in
‘quadri’ didattici in movimento che mettano in risalto le interazioni avvenute nel corso dei
secoli fra la società e l’ambiente nel rapporto uomo-mare, e le derive sociali, politiche,
economiche, culturali che ne sono conseguite.
I luoghi-teatro dell’ecomuseo, anche con la complicità della geografia, si prefigurano da
sempre come una “frontiera aperta” e le popolazioni che ab immemorabili si sono succedute
andando a disegnare il paesaggio storico, sono state partecipi di un interessante “gioco dello
scambio” in cui l’Adriatico, quale strada liquida che alimenta una rete di relazioni
mediterranee a corto e lungo raggio, ha rappresentato la linfa vitale. Nel gioco dello
scambio, che assume toni diversi di incontro-scontro a seconda del momento storico, delle
necessità o degli interessi, gli uomini entrano in contatto e con essi circolano, oltre alle merci
in una obbligatoria complementarietà delle risorse, miti, usanze, costumi e tradizioni
alimentari, modi di abitare, tecniche. Rapporti commerciali pacifici ma anche conflitti,
attività di contrabbando, azioni di pirateria finiscono per costituire la trama della storia
complessa di un territorio che si rivela in fondo “senza confini”, per la molteplicità di
aperture e di testimonianze che racchiude, per la sua capacità in epoche diverse di
connettersi con i territori alle sue spalle e con quelli oltre Adriatico e che oggi apre a nuove e
inedite esperienze di collaborazione sul fronte culturale per nuove forme di turismo.
Fra le possibili definizioni di ecomuseo la più calzante per il progetto della Provincia di
Pesaro è sicuramente quella formulata da Maurizio Maggi: “un patto con il quale la
comunità si prende cura di un territorio”.
– Patto cioè una assunzione di responsabilità da parte della popolazione residente, resa
consapevole del valore patrimoniale del territorio e dei beni culturali che custodisce.
– Comunità che sta ad intendere che il ruolo fondamentale delle istituzioni locali deve
affiancarsi ad una convinta partecipazione degli abitanti.
– Prendersi cura significa conservare ma anche saper utilizzare, per l’oggi e per il futuro, il proprio patrimonio culturale in modo da aumentarne il valore anziché consumarlo.
– Territorio che non è solo una superficie fisica, ma anche una complessa stratificazione di
elementi ambientali, culturali, sociali che definiscono uno specifico patrimonio locale.

Nella parola territorio è trattenuta sia la storia della popolazione che ci vive, sia quella
rappresentata dai segni materiali e immateriali lasciati da coloro che lo hanno abitato in
passato ed è principalmente da questo insieme che devono essere tratti gli elementi base per
la costruzione dell’ecomuseo: un’istituzione al servizio della società e del suo sviluppo che è
al contempo un laboratorio di ricerca che acquisisce testimonianze materiali e immateriali
sul passato, remoto e recente, le conserva, le comunica, le espone ai fini di studio, di
educazione e di diletto.
Un museo tradizionale espone una collezione, un ecomuseo un patrimonio; un museo è
ospitato in un edificio, l’ecomuseo agisce nel territorio; un museo si rivolge ad un pubblico,
l’ecomuseo si apre alla popolazione residente e interagisce con essa, mostrando una
molteplicità di valenze ai visitatori esterni permettendo acquisizioni culturali anche
inaspettate.
Sulla base di queste considerazioni si muove la costruzione dell’Ecomuseo del litorale
pesarese che, rispetto ad altre esperienze similari, si presenta con una connotazione ibrida,
dal momento che coinvolge al suo interno anche le strutture museali classiche già presenti
nel territorio, prospettando però una rinnovata interpretazione dei loro contenuti o almeno di
una parte di essi, collegando gli uni agli altri nella trama di un racconto storico originale che
si concretizza in un parco tematico, in un percorso di visita e di conoscenza del territorio che
entra ed esce da musei, biblioteche, pinacoteche, chiese, spostandosi anche ad osservare
architetture, paesaggi, flora e fauna, ad ascoltare la gente, a scoprire usi, costumi, tradizioni,
attività e risorse locali di ieri e di oggi.
Come prima azione concreta per l’attivazione dell’Ecomuseo sono stati delineati tre itinerari
che si muovono nei territori comunali di Gabicce Mare, Pesaro, Fano, su una traiettoria di ca.
40 Km, che abbraccia al suo interno anche località dell’entroterra. Inseguendo spunti
tematici che trovano come comune denominatore l’Adriatico quale luogo dello scambio
ispiratore dell’intitolazione dei vari segmenti di conoscenza (archeologia navale, porti e
pescatori, mestieri delle rive, civiltà della vite e del vino, santi protettori, simboli e leggende
del mare, opere e artisti di un Rinascimento adriatico, riti, feste, tradizioni alimentari ecc.),
viene presentata una topografia di beni culturali, materiali e immateriali sparsi nel territorio,
funzionale a dar vita ad un “museo della comunità”, dal momento che fondamentale, per la
riuscita del progetto, sarà il coinvolgimento di energie umane e risorse locali. Quando il
processo si attuerà nella sua interezza si troveranno segmenti-museali disseminati nel
territorio in grado di far vivere il ‘patrimonio culturale’, e le sue interpretazioni, facendolo
conoscere e riaffermare sia verso l’interno (abitanti) che verso l’esterno (visitatori forestieri).
L’Ecomuseo va infatti inteso come il museo di un luogo e al tempo stesso il luogo del museo,
che punta ad integrarsi con le realtà significative presenti nel territorio (centri di esperienza
legati all’artigianato, ai prodotti tipici, etc.) e potrà considerarsi pienamente costituito
quando riuscirà a mostrarsi un “sistema vivente” diffuso nel territorio, in grado di attirare il
visitatore e di far scoprire il patrimonio paesaggistico e storico in un contesto pienamente
inserito nella vita economica e sociale.
In quest’ottica il museo si erge a presidio capace di indirizzare la fruizione dei beni culturali
in idee di impresa, perché non si limita, come nel concetto classico, a fungere da contenitore
di oggetti isolati e decontestualizzati ma, al contrario, diventa un luogo in cui, in modo
organico ed integrato, il patrimonio culturale viene preservato ed inserito in un più grande e
ambizioso progetto che si pone a tutti gli effetti anche come un intervento di riqualificazione.
Si mette in campo un’idea innovativa, un progetto culturale e al contempo economico che
potrà ‘marcare’ significativamente il territorio, conferendo un valore aggiunto e distintivo alla fascia costiera pesarese.
L’ecomuseo punta insomma a:
1. recuperare alla memoria collettiva la conoscenza delle identità culturali, valorizzando la
storia, le tradizioni, il paesaggio e facendo emergere le diverse identità sviluppatesi nel
tempo, primariamente l’identità marinara e quella rurale.
2. promuovere il turismo culturale con azioni di reinterpretazione delle identità storiche
utilizzando strumenti, linguaggi ed effetti di spettacolo.
3. creare una rete di relazioni nazionali e internazionali utile ad amplificare i punti 1 e 2
attraverso azioni di comunicazione rivolte a far conoscere, tutelare e valorizzare le realtà
culturali ed i beni ambientali del territorio in cui agisce.
4. costruire un sistema territoriale governato dalla comunità locale e caratterizzato da
capacità organizzativa, responsabilità imprenditoriale, cooperazione istituzionale.

2) Ecomuseo Metaurilia

Ecomuseo Metaurilia | Orto di mare


METAURILIA ORTO DI MARE: UN PROGETTO IN DIVENIRE
“Metaurilia orto di mare” è il nome di un progetto- e di varie iniziative
culturali- nato nel 2017 con l’ambizione di un piano di interventi pluriennale,
dedicato alla borgata rurale di Metaurilia, costruita negli anni Trenta alle
porte di Fano, quale opera di bonifica integrale.
115 case coloniche dove abitarono a partire dal 1934 più di cinquecento
ortolani che per sbarcare il lunario, facevano anche i pescatori. Da qui il
nome delle mostre e del progetto “Metaurilia orto di mare”.
Metaurilia è il prototipo della frazione nata con un perché che il tempo e
l’edilizia selvaggia hanno inghiottito e quasi cancellato.
Riscoprire quel perché è la sfida che abbiamo raccolto. L’obiettivo non è solo
mantenere viva la memoria storica del luogo ma restituire vivibilità e qualità
alla borgata, attrarre investimenti, realizzare opportuni interventi urbanistici
di riqualificazione e stimolare in tal senso la pubblica amministrazione.
Il sogno è realizzare un “ecomuseo”, cioè un “museo” che vive non solo di
reperti storici ma anche del territorio e della vita che lo circonda, un luogo
dove fare esperienza, capace di donare vita al quartiere con le sue iniziative
sociali e culturali e di attrarre un turismo esperienziale.
Prima di noi ci sono stati autorevoli rappresentanti della cultura, del
giornalismo, dell’arte che nel corso degli anni hanno chiesto interventi a
salvaguardia di quel che resta della storica borgata alle porte di Fano. Per
esempio, la conservazione di una delle poche casette del ventennio ancora
rimaste intatte.
Adesso il testimone è passato a noi, un gruppo di visionari, appassionati di
storia, di biblioteche e archivi, un gruppo di professionisti vari che si è affiancato e ha arricchito con nuovi stimoli il lavoro che il Circolo Culturale
Albatros svolge a Metaurilia dal 1987 .

3) Ecomuseo delle Case di Terra di Villa Ficana

Home


Borgo Santa Croce, 87
62100 Macerata (MC)
tel. 0733.470761
info@ecomuseoficana.it

4) Ecomuseo dei Vissuti e dei Saperi dei Monti Sibillini
https://www.facebook.com/profile.php?id=100027966529372
Presidente: Andreani Antonello
andreani@palazzosimonelli.it
Contatti:
Credia WWF: crediawwf@gmail.com
Comunità Montana Monti Azzurri: info@montiazzurri.it
Comune di Cessapalombo: comune@cessapalombo.sinp.net

5) Ecomuseo della Valle dell’Aso

HOME


https://www.facebook.com/EcomuseoDellaValleDellasoEDelleSueIdentita/

6) Ecomuseo del Cervo
https://www.regione.marche.it/Regione-Utile/Cultura/Ricerca-
Musei/Id/340/CASTELSANTANGELO-SUL-NERA-Ecomuseo-del-
cervo Museo CHIUSO

La sede e le collezioni

La vocazione prettamente naturalistica del territorio del comune di
Castelsantangelo Sul Nera, immerso interamente nel Parco Nazionale dei
Monti Sibillini, trova la sua più originale espressione nella struttura
dell’Ecocentro Faunistico, che è stato inaugurato nell’agosto del 2003 e che
rappresenta motivo di vanto di questa terra, per costituire tappa di un
percorso naturalistico unico e singolare nel suo genere. Le principali finalità
che il progetto si prefigge sono le seguenti: far conoscere alla popolazione, in
particolare agli studenti, gli animali più comuni dell’area appenninica,
comprese le specie in pericolo di rarefazione, anche domestiche; spiegare il
comportamento delle specie, il loro ruolo nell’ecosistema e la relativa
biologia; la ricerca di conservazione attraverso la riproduzione in cattività
delle specie più critiche; la creazione di una riserva genetica da poter
utilizzare per ulteriori analoghe iniziative, da avviare altrove e/o da utilizzare
per eventuali programmi di reintroduzione in natura.
La struttura si divide in due parti. La prima è costituita dal Museo
naturalistico, ubicato al piano terra dell’edificio scolastico situato in Via
Parco della Rimembranza, ed offre un percorso di apprendimento e di studio
riguardo alla flora ed alla fauna locale, grazie alle fedeli rappresentazioni
delle medesime nell’evoluzione climatica delle stagioni ed alle puntuali
informazioni dei pannelli esplicativi e del PC messo a disposizione dei
visitatori. Il Museo ha una forte connotazione divulgativa ed ha incontrato un
significativo interesse di pubblico, adulto e non.
È meta di regolari visite, soprattutto di scolaresche. Il museo costituisce un
valido strumento propedeutico alla successiva visita, che, a breve, sarà
fruibile dagli utenti presso il Centro Faunistico, collocato lungo la strada che
conduce alla frazione Vallinfante, sul versante di Monte San Chiodo, e che
consentirà di osservare nel proprio habitat naturale dalle torrette di
avvistamento, in maniera assolutamente non invasiva, alcuni bellissimi
esemplari di Cervi (Cervus Elaphus L.) e Corvi Imperiali, che presto saranno
liberati all’interno delle recinzioni. La visita a all’Ecocentro Faunistico può
essere integrata dalla visita al Museo “Acqua che scorre”, percorso museale
“all’aria aperta” composto da nove tappe tra le quali si possono ammirare le
Sorgenti del fiume Nera, la captazione dell’Acquedotto del Nera, la
Centralina idroelettrica, il Mulino ad acqua, lo stabilimento
dell’imbottigliamento dell’acqua minerale.

7) Ecomuseo Geo Paleontologico e del Paesaggio

Ecomuseo

Un ecomuseo per la salvaguardia e la valorizzazione eco-sostenibile del
paesaggio territorio dei monti Catria, Nerone e Furlo
L’Ecomuseo nasce come estensione territoriale del Museo dei Fossili e dei
Minerali del Monte Nerone, situato in Apecchio nel Palazzo Ubaldini.
I temi trattati nelle sale del Museo si ampliano direttamente sul territorio
tramite l’individuazione, in condivisione con la comunità locale, di una rete
di punti di interesse.
Il paesaggio geologico dell’Appennino umbro marchigiano ha nelle dorsali
montuose del Catria, Nerone e Furlo una grande risorsa naturale, culturale e
scientifica (di portata mondiale), questi territori montani e collinari
raccontano la storia del nostro pianeta a partire da 220 milioni di anni.
Attraverso il paesaggio che le complesse modificazioni geologiche hanno
plasmato, è possibile approfondire temi complessi che spaziano dal concetto
di tempo a quello di evoluzione biologica.
Il tutto è visitabile grazie a itinerari tematici, che illustrano e
approfondiscono argomenti legati alle scienze della terra: geologia,
paleontologia, geomorfologia, zoologia.

8) ECOMUSEO (CARBONAIO E PASTORE)

Ecomuseo (carbonaio e pastore)


L’Ecomuseo della civiltà Umbro Marchigiana delle Alte Marche a Serra
Sant’Abbondio è un affascinante viaggio nella storia di questo territorio e
delle sue genti che va dalla preistoria ai nostri giorni.
Il percorso inizia con una collezione di reperti storici che testimonia la
presenza di antiche popolazioni che già abitavano queste valli oltre 5000 anni
fa e continua attraverso le antiche mulattiere e sentieri dei carbonai che
collegavano e collegano tutt’ora castelli, abbazie ed eremi. Tra questi
sicuramente il più conosciuto è quello di Fonte Avellana. L’Ecomuseo
racconta un territorio dove è possibile vivere emozionanti esplorazioni
storiche e naturalistiche, ma anche scoprire l’evoluzione antropologica e
culturale delle Alte Marche: ideale per tutti e anche per scolaresche o gruppi.
https://www.altemarchecreative.it/serra-santabbandonio-ecomuseo-
della-civilita-umbro-marchigiana/

Serra Sant’Abbandonio – Ecomuseo della civilità Umbro-Marchigiana

Nel centro del borgo sorgerà un ecomuseo dedicato alla storia e all’identità
attuale delle comunità appenniniche che risiedono in questo territorio. Si
tratta di un patrimonio culturale e umano fatto di antichi saperi e mestieri, di
usanze e di valori culturali ereditati di generazione in generazione.Il rapporto
unico e armonioso con l’ambiente naturale rappresenta l’eredità di comunità
più viva ed importante, che l’ecomuseo intende custodire e valorizzare tanto
per gli abitanti locali quanto per i turisti. Il territorio di Serra Sant’Abbondio
ha svelato numerosi reperti archeologici legati al mondo celtico e umbro-
piceno, oggi conservati presso la sede comunale. Nelle vicinanze del borgo
sorge il celebre eremo di Fonte Avellana, le cui origini risalgono alla fine del
primo millennio a.C.

9) PARCO NAZIONALE DELLO ZOLFO DI MARCHE E
ROMAGNA

https://www.parcozolfomarcheromagna.it/home/home/
“Storia geologica, storia naturale e ambientale, storia dell’industria, del
lavoro e dei diritti, storie di donne e uomini eccezionali e un grande Parco
per preservarle e valorizzarle tutte”
MOTTO
Quattro aree minerarie, un solo grande Parco!
CHI SIAMO
Nato nel 2005 su iniziativa del Ministero dell’Ambiente (ora Transizione
Ecologica) in collaborazione con il Ministero della Cultura e la Regione
Marche, il Parco ha lo scopo di promuovere conservazione, recupero, studio
e valorizzazione del patrimonio ambientale, architettonico, paesaggistico,
storico-culturale, demo-etno-antropologico e tecnico-scientifico delle miniere
marchigiano-romagnole che, tra il XIX° e XX° secolo, hanno rappresentato
poli d’estrazione dello zolfo d’importanza europea dando lavoro a migliaia di
persone.
Oltre a cofinanziare progetti consistenti, ad esempio il sito archeominerario a
Cabernardi (Sassoferrato) e il Museo Sulphur a Perticara (Novafeltria), il
Parco coltiva, attraverso progetti culturali, scientifici e didattici, la memoria
di generazioni di minatori il cui lavoro fu alla base dello sviluppo del
comparto chimico nazionale. Il Parco ha anche la qualifica di Ecomuseo.
Nel 2019 la legge 160/2019, art. 1 c. 512, ha allargato ufficialmente la
competenza del Parco alla Regione Emilia-Romagna e ad ulteriori miniere di
zolfo e il Parco tutela oggi siti estrattivi, di lavorazione, archivi e
testimonianze storiche del bacino solfifero marchigiano-romagnolo nei
Comuni di Sassoferrato (Miniere di Cabernardi e Vallotica), Pergola
(raffineria di Bellisio Solfare) e Arcevia (AN); Urbino (Miniere di Sal
Lorenzo in Solfinelli); Novafeltria (Miniera di Perticara-Marazzana),
Sant’Agata Feltria, Talamello (RN); Cesena (Miniera di Formignano). La
sede legale è a Sassoferrato, quella operativa a Pesaro (PU) mentre il
Comitato Tecnico Scientifico ha base a Novafeltria.

Progetti:
ECOMUSEO DEL MARE DI PORTO SAN GIORGIO. UN
PROGETTO DI RICONNESSIONE DEI LUOGHI E DELLE
ARCHITETTURE DELLA CULTURA MARINARA TRA
ENTROTERRA E COSTA.
https://tesi.univpm.it/handle/20.500.12075/7801
Abstract

La presente tesi sviluppa un progetto di rigenerazione dell’area del porto di
Porto San Giorgio e di riconnessione con l’entroterra fermano immaginando
la creazione di un ecomuseo del mare che valorizzi la cultura marinara della
città e del suo territorio. Particolare attenzione è stata posta nella ricucitura
tra tessuto urbano e waterfront: connessione, percorribilità, ricostruzione dei
margini, integrazione delle aree a verde, risoluzione della congestione
veicolare, riammagliamento tra costruito e ambiente. Attraverso un’attenta
analisi delle dinamiche di trasformazione che, negli ultimi decenni hanno
interessato questa fascia di margine, è possibile osservare in particolare un
processo di separazione tra la città di Porto San Giorgio e il porto. Oggi la
demarcazione è più forte che mai: per leggi, piani, figure istituzionali e
organi decisionali che contrappongono i due territori con ritmi e velocità
differenti, portando alla luce una vera e propria fascia di “frontiera” costituita
da caoticità e degrado ambientale(Venosa,2012). Proprio da questo difficile
contesto inizia questa ricerca, che crede possibile un processo di
rigenerazione del waterfront, considerando lo spazio di limite città-porto un
bordo catalizzatore di relazioni molteplici e non un territorio di conflitto. Lo
studio condotto parte dalla volontà di realizzare per la città di Porto San
Giorgio un Ecomuseo del mare con centro di interpretazione, in prossimità
dell’attuale porto.

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