Castello di Pietrarubbia

CASTELLO DI PIETRARUBBIA

Arroccato su uno scoglio di pietra che domina la valle del torrente Apsa, alle pendici meridionali del Monte Carpegna, il borgo di Pietrarubbia è uno dei più antichi (se non il più antico in assoluto) dell’intero Montefeltro, con le sue origini che possono essere datate attorno all’anno 1000 (numerose fonti citano un documento, datato 962 d.C., con il quale l’Imperatore Ottone avrebbe concesso in feudo a Ulderico di Carpegna il borgo, ma da altre parti esso viene considerato un falso accertato; la tradizione popolare ne anticipa le origini addirittura al V secolo d.C).
Quello che è sicuramente certo è che il borgo apparteneva ai Conti di Carpegna già nel 1137, ed era dotato di un’imponente Castello che sorgeva su di una roccia di pietra rossa (da cui deriva il nome petra rubea, poi divenuto Pietrarubbia) a picco sulla vallata sottostante, caratterizzato da ottime difese naturali tanto da essere poi denominato “castrum inexpugnabile”.
Proprio da un ramo della famiglia dei Conti di Carpegna ebbe origine la famiglia dei Montefeltro, che estese progressivamente la propria influenza su tutto il Ducato di Urbino, con Pietrarubbia che ricoprì il ruolo di importante baluardo difensivo anche a causa della propria strategica posizione su una delle più rilevanti vie di comunicazione dell’epoca.
Nei secoli successivi Pietrarubbia fu teatro di sanguinose battaglie, dapprima tra le fazioni guelfe e ghibelline all’interno della casata dei Montefeltro, successivamente tra i Montefeltro ed i Malatesta che si contesero per lungo tempo il dominio sul Castello, che passò di mano più volte.
Verso la metà del 1400 Federico da Montefeltro riuscì a sconfiggere la casata riminese conquistando definitivamente tutti i castelli, tra cui Pietrarubbia, che entrarono a far parte del Ducato di Urbino.
Il Castello di Pietrarubbia fu quindi oggetto di ristrutturazione, venendo inserito in un ampio piano di riorganizzazione di tutte le fortificazioni del Montefeltro, curato dal famoso architetto Francesco di Giorgio Martini.
I secoli successivi furono sicuramente più tranquilli rispetto all’epoca di grandi battaglie appena concluse, tuttavia Pietrarubbia, proprio per la particolare conformazione che la trasformava in una fortezza quasi inespugnabile, andò incontro ad una fase di declino e progressivo abbandono, in quanto in periodo di pace la funzione difensiva del Castello divenne oramai superflua, e gli abitanti si spostarono gradualmente ma inesorabilmente verso valle, in un luogo più adatto ad una economia commerciale che divenne importante per lo scambio di merci e bestiame (si tratta dell’attuale centro di Mercato Vecchio, oggi sede dell’amministrazione comunale di Pietrarubbia).
Il territorio di Pietrarubbia ebbe successivamente un destino simile a quello delle località limitrofe, entrando a far parte dello Stato della Chiesa e quindi, con l’unificazione, del Regno d’Italia. Inizialmente al borgo non fu concesso lo status di comune autonomo, ricadendo dapprima nel territorio di Carpegna e successivamente in quello di Macerata Feltria, per conquistare quindi la definitiva indipendenza amministrativa soltanto nel 1947.

L’antico borgo si è completamente spopolato attorno al 1960 andando incontro ad una fase di ulteriore declino, interrotta negli ultimi anni del secolo scorso grazie anche all’intervento del celebre scultore Arnaldo Pomodoro che, dopo aver acquisito la proprietà di alcuni dei più importanti edifici del paese, fondò nel 1990 il T.A.M., una scuola dedicata al trattamento dei metalli situata proprio all’interno del nucleo storico di Pietrarubbia.
Al giorno d’oggi il borgo si presenta completamente ristrutturato e, pur non essendo abitato stabilmente, è molto frequentato da turisti o semplici curiosi attratti da questo luogo che si presenta come un vero e proprio museo a cielo aperto.
Dell’originario Castello e delle antiche fortificazioni, che interessavano quasi l’intero crinale, è sopravvissuta soltanto una piccola parte, rappresentata dalla rocca che svetta sul costone roccioso dominando il paesaggio circostante. La costruzione è raggiungibile dal borgo percorrendo un breve sentiero, abbastanza ripido, che risale i prati soprastanti le costruzioni fino a raggiungere la base del bastione. L’accesso all’interno della rocca non è consentito, anche a causa delle condizioni in cui si trova, ma è stato realizzato un camminamento esterno che permette di girarle attorno e di ammirare il superbo panorama che si può godere da questo punto su tutta la zona circostante.
Il borgo, situato come già accennato ai piedi dell’antica fortezza, è costituito da una serie di fabbricati, realizzati per lo più con materiali provenienti dal crollo delle preesistenti fortificazioni, divisi da un’unica via principale che lo attraversa longitudinalmente.
All’interno sono degni di menzione alcuni edifici rilevanti, ovvero il Palazzo Gentilizio, sede del già citato Centro per il Trattamento Artistico dei Metalli, il Palazzo del Vicario, che oggi ospita una struttura ricettiva (la quale è anche l’unica attività commerciale presente nel nucleo antico) ed infine la Chiesa di San Silvestro, risalente all’anno mille e contenente due belle opere di Arnaldo Pomodoro, un altare marmoreo ed un rosone realizzato in bronzo.
Sul sentiero che collega il borgo al Castello si trova infine la Torre Campanaria, che ha segnato con il suo battito lo scorrere del tempo per intere generazioni, alla quale il poeta Tonino Guerra ha dedicato una poesia contenuta nella raccolta “Il libro delle chiese abbandonate”, edita nel 1988.
A pochi chilometri di distanza dalla rupe su cui sorge Pietrarubbia si trova un altra formazione naturale di grande fascino, il conglomerato roccioso di Pietrafagnana, detto anche Dito del Diavolo per il suo bizzarro aspetto, che ricorda quello di una enorme mano che fuoriesce dal sottosuolo con il dito indice puntato verso l’alto.
Altro luogo di grande interesse è poi il complesso monumentale di Sant’Arduino, comprendente una chiesa, oggi sconsacrata, carica di storia (risale al periodo romanico), un campanile ed alcuni edifici in stato di abbandono. Il fascino del sito è dato però soprattutto dalla particolarissima posizione, trovandosi infatti arroccato su di uno sperone di roccia molto panoramico, posto proprio di fronte al Castello di Pietrarubbia.

Pietrarubbia


https://www.iluoghidelsilenzio.it/castello-di-pietrarubbia-pu-2/

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