Cascata della Gorgaccia

La Gorgaccia

La Gorgaccia è una piccola cascata, che si disvela improvvisamente risalendo il Fosso dei Tacconi, affluente del Biscubio e quindi sub-affluente del Candigliano e del Metauro.
La cascata ha uno sviluppo verticale di c.ca 7 mt ed una forma grosso modo trapezoidale. Forma una “gorga”, ovvero una piscina naturale, della profondità massima di c.ca 3 mt. Il colpo d’occhio, quando si raggiunge il sito, è notevole, sia per la limpidezza delle acque, di un bel verde smeraldo, sia perché il Fosso dei Tacconi ha un andamento piuttosto tranquillo, che non lascia in alcun modo presagire un balzo cosi’ significativo: i c.ca 300 mt di dislivello che separano la confluenza col Biscubio sono distribuiti su un percorso di una decina di km e una parte importante del dislivello si consuma alla testata di valle, presso il Boccarello della Croce (nei pressi del valico di Bocca Serriola). Un torrente tranquillo insomma, interrotto solo da radi e modesti salti. Tra questi, appunto, quello della Gorgaccia. Il fatto di avere un corso tranquillo e un fondovalle pianeggiante, non toglie interesse al luogo, anzi: il Fosso dei Tacconi scorre per chilometri sopra un potente banco di calcarenite, dallo spessore variabile, (ma in genere attorno ai 2 mt). Il banco è molto vasto e riemerge con evidenza, in sezione, al di sopra della celebre rupe, che espone una serie di “slump” (frane sottomarine preistoriche) dall’aspetto quantomai “didattico”. La sua immagine e’ presente in tutti i testi di geologia dedicati che descrivono il pesarese e l’area del Nerone. Tale sito, assai fotografato e denominato “la Réva del Campacc” (la Rupe del Campaccio), si trova c.ca 2 km a monte dell’abitato di Apecchio, ed è ben visibile dalla strada statale 257. Ed è proprio questo banco roccioso che determina l’esistenza dalla cascata, formatasi su una improvvisa interruzione del banco stesso, probabilmente dovuta alla presenza di una faglia diretta, che ha provocato la frattura dello strato e l’abbassamento di livello di parte dello stesso. La successiva formazione di una sottile lastra di travertino ha reso uniforme la parete della cascata, ma ai lati, dove non scorre acqua, la sezione dello strato roccioso e le sottostanti marne sono ben visibili. La Gorgaccia è un luogo caro alla popolazione del luogo, per la quale è, da tempo immemore, uno dei “luoghi dell’estate”, ovvero uno dei luoghi di balneazione estiva. Non il principale, certo, per via delle acque fredde e della presenza di siti balneabili piu’ vicini al centro abitato, ma comunque uno dei “luoghi del cuore”.
Accanto alla cascata, la presenza della marna, che è per lo più impermeabile, unitamente alle fratture presenti sul banco roccioso soprastante, dà luogo alla presenza di acque sorgive molto abbondanti che, sul lato orografico sinistro creano un piccolo impaludamento, con sfagni e altre erbe di palude, ora piu’ contenuto, dopo la massiccia captazione delle acque ad uso idropotabile (fortunatamente le opere di captazione, sottoroccia, sono state mascherate dallo scorrere del tempo e sono coperte dal bosco). Sul lato orografico destro, piu’ esposto, una fitta copertura di capelvenere denota la presenza di acqua zampillante dalla roccia.
L’escursione, proprio in virtu’ della scarsa acclività del percorso, per lunghi tratti pianeggiante, è assai piacevole. Volendo proseguire oltre la cascata, è possibile raggiungere il valico di Bocca Serriola: il percorso rimane sub – pianeggiante fin quasi all’ultimo. Altre cascatelle, molto piu’ ridotte, decorano il percorso. Si incontrano anche i ruderi del Mulino dei Tacconi, il cui eponimo denomina l’intera vallata. E ancora piu’ su, quando il corso d’acqua è ormai assai ridotto e potrebbe sembrarne ormai impensabile la presenza, ecco il “Mulinello”, altro mulino alpestre, ormai diruto. Va detto che in questa ed altre aree appenniniche, queste strutture erano onnipresenti e ovunque fosse possibile fermare (mediante dighe in legno) la quantità d’acqua sufficiente a far girare le macine, sorgevano mulini.
IL sentiero comincia a salire solo quando si giunge in località “Artaina” (il toponimo potrebbe avere origini antichissime, pre cristiane e addirittura preromane, ed essere legato al culto dell’orso), dove sorge un edicola votiva in pietra, nel bosco ed in mezzo alla confluenza di diversi piccoli torrenti. Qui si nota un cambiamento di paesaggio: nonostante la morfologia dolce, il bosco copre interamente sia il rilievo che il fondovalle, senza soluzione di continuità: no ci sono campi o prati o tracce di una loro sia pur passata presenza. Questo lascia intendere che i terreni, neppure quelli in piano, hanno mai subito azioni di dissodamento e che l’area ha sempre avuto la stessa destinazione d’uso: il bosco. Ci troviamo infatti di fronte ai resti della vasta Foresta della Marcignese, che si estendeva tra l’Alto Tevere e l’Alto Pesarese e oggi fortunatamente in parte ricompresa all’interno del demanio di Bocca Serriola e Pietralunga.

Un progetto avveniristico

Qualche anno fa, un gruppo di amici si è unito in un’impresa: comprare il bosco attorno alla Gorgaccia, per impedirne il taglio e per far si che il luogo non venisse snaturato. Hanno così dato nascita al “Bosco per Sempre Regina”, un area di 33,5 ettari che ricopre il versante orografico destro del torrente dei Tacconi. Ora i soci si stanno adoperando per ampliare l’acquisto, comprendendo anche i boschi sul versante opposto. L’intento, anche mediante l’azione combinata della Fondazione Biodiversità e Foreste, del Comune di Apecchio e della Unione dei Comuni del Catria e del Nerone, è quello di sottrarre tutta l’area boscata attorno alla cascata ai pesanti tagli che vengono effettuati un po’ i tutti i boschi del pesarese per la produzione di materiale legnoso combustibile. Il bosco così preservato viene così lasciato all’invecchiamento e alla evoluzione libera; in tal modo fisserà sempre piu’ carbonio atmosferico nel legno e soprattutto nel terreno. Inoltre, il bosco, non piu’condizionato dai pesanti tagli di ceduazione, evolverà verso una maggiore biodiversità, si arricchirà di nuove specie, costituirà un habitat sempre più vario ed importante per molte specie animali.
Già ora il territorio della valle denota una notevole biodiversità: si passa dal bosco ripario, con ontano nero e salice che bordano in modo crescente il corso d’acqua, ai boschi cerro e di carpino che coprono i fianchi della vallata, agli esemplari di faggio e carpino bianco sopravvissuti ai pesanti tagli, ai colorati aceri di varie specie. La fauna annovera altrettanta biodiversità e le fototrappole apposte e i rilevamenti messi in atto dopo l’acquisto hanno rivelato la presenza di caprioli, lupi, cervi, daini, cinghiali, gatti selvatici, lepri, di preziosi anfibi come i tritoni crestati e punteggiati e addirittura rarissimi come l’Ululone dal Ventre Giallo ….praticamente lo stesso spettro faunistico del Parco Nazionale delle Foreste Casentinesi (fatte le debite proporzioni). E’ un progetto partito dal basso, e se andrà in porto, si avrà un’area di superficie significativa, gestita con criteri conservativi, liberamente fruibile da tutti i cittadini, creata da cittadini per i cittadini.

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